Negli stessi anni crescevano, tuttavia, anche le organizzazioni sindacali: nel 1907 nasceva la Camera del Lavoro a maggioranza anarcosindacalista. Il movimento anarchico fu molto forte a Piombino fra gli operai: la figura di Pietro Gori (1865-191.1)fu senza dubbio quella che influenzò maggiormente il movimento operaio piombinese ed elbano. La sua morte, avvenuta a Portoferraio nel 1911, ed i suoi funerali costituirono per gli operai di Piombino un momento di grande dolore. |
Porto di Piombino, alba del 9 gennaio 1911. 3. Piombino, esterno della stazione ferroviaria. Dritto su un carro, poco visibile tra decine e decine di bandiere rosse e drappi neri, il segretario della Camera del Lavoro Umberto Pasella-(9) parla alla folla che continua ad affluire da ogni parte. Il feretro, sorretto da dieci minatori con la lanterna a tracolla, è coperto di fiori. Da lassù "la cupa massa dell'isola sembra una madre in lutto... emergente da un mare di pianto". 4. Sul treno che da Piombino porta la salma di Pietro Cori a Castiglioncello, Evening, redattore dell'Avvenire Anarchico di Pisa segna su un taccuino sgualcito i primi appunti: "...Tutta Piombino e i paesi vicini come ieri e anco oggi Portoferraio e l'Elba, sono in sciopero, i negozi chiusi, la gente in lacrime. Non ho mai visto una dimostrazione tanto superba e grandiosa, soprattutto perché spontanea. E impossibile riportare il nome delle leghe, delle sezioni dei partiti, delle associazioni presenti con labari e bandiere intorno al nostro Pietro...". |
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Si affermava così a Piombino un proletariato forte, consapevole del proprio ruolo, orientato verso le idee di sinistra con una gamma che andava dall'anarchismo al riformismo socialista. Un importante banco di prova per gli operai fu lo sciopero dei siderurgici del 1911 (durato in tutto 135 giorni), contro le manovre speculative del padronato. Di quei giorni restano le belle fotografie di Luigi Giovannardi, che diventerà poi sindaco della città. Un punto centrale dello sciopero fu la partenza dei bambini degli scioperanti, ospitati da altre famiglie operaie anche in città lontane. |
"E poiché il fotografo Giovannardi
(assessore del comune e di cui si è già parlato prima) si
trovava alla finestra del palazzo comunale per fare le fotografie della
manifestazione, si asserì che anch'egli era stato incaricato dai
rivoluzionari di fermare sulle lastre e tramandare ai posteri il sindacalismo
piombinese nell'atto di fare la rivoluzione" (dal rapporto del questore
Cavallo). Questa citazione di Giovanni Francovich proviene da uno scritto
sullo sciopero generale del 1911 alle acciaierie di Piombino, pubblicato
sul numero 27 della "Rivista
Storica del Socialismo-(10)
La prima fotocamera che ho maneggiato me
la prestò Giovannardi nel 1936. Era una Rolleiflex. Non fu colpa
di lui se, nonostante i rullini che consumavo imparai poco. In compenso
facemmo amicizia. Era lungo, magro, col naso secco secco, proprio a rostro
d'aquila. Spesso portava il fiocco nero come gli anarchici e aveva sempre
il mezzo toscano in bocca. Oltre che assessore per il partito socialista
fu anche sindaco di Piombino dal luglio 1918 all'ottobre 1920. Nacque a
Firenze nel 1875 e vi morì nel 1959 (...).
Nell'immagine sulla partenza dei figli dei
lavoratori elbani da Piombino, una immagine questa che della coralità
cinematografica russa raggiunge persino la misura, l'intervento dell'autore
è deliberato e forte. Egli fece posare tutta una moltitudine con
le sue bandiere per una foto ricordo, ricordo anche per la storia.
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| Si dava l'annuncio [dalla Camera del Lavoro] che il primo gruppo di 80 "ostaggi della solidarietà operaia", sarebbe partito domenica 20 agosto col treno delle 7,20. Quello che si svolse all'Elba e a Piombino per accompagnare i bambini fu certamente un episodio di toccante solidarietà umana di cui la Camera del Lavoro andò giustamente fiera a dispetto delle ironie che la stampa borghese volle fare parlando di "beneficenza di princisbecco che si presta a molte melanconiche considerazioni". Dovunque passavano i bambini erano fatti segno di grandi ovazioni da parte di folle che si assiepavano nelle stazioni ferroviarie, spesso con la presenza di bande musicali. Sull'arrivo a Roma del treno dei bambini elbani e piombinesi ci sono i rapporti della polizia che testimoniano la grave preoccupazione che all'episodio potesse innnescarsi un tumulto popolare di vaste proporzioni. Altri gruppi di bambini lasciarono l'Elba e Piombino e vennero accolti a Marino, Mirandola, Cavezzo, Cesena, Parma, Terni, Padova, Faenza, Oneglia, Modena, Milano, Borgo San Donnino, Gallarate, Forlì, Ferrara, Pisa e Savona. I bambini ovunque passavano cantavano: "Noi siam figli dei serrati / dei serrati di Piombino / Max Bondi è un assassino / lo vogliamo fucilar". E ancora: "...quando vinta la battaglia / tutti insieme torneremo un altro inno canteremo / della santa libertà". |
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