IDENTITA' DI UNA CITTA' INDUSTRIALE

PAG. VIII

Anche se condizionata dallo strapotere economico della grande industria, l'amministrazione comunale socialista si impegnò per un ventennio (fino all'avvento del fascismo) per migliorare l'assetto della città; si dette, ad esempio, molta importanza all'aspetto igienico. Nel 1904 era stata insediata una commissione sanitaria, presieduta dal dottor Ettore Zannellini (poi primario del reparto di medicina del locale ospedale) con lo scopo di studiare le condizioni sanitarie della città.
Tuttavia la situazione doveva rimanere difficile, dal punto di vista igienico, ancora per molti anni, così come era precaria la condizione dei lavoratori in fabbrica, costretti in ambienti malsani e sottoposti frequenti infortuni.

 

Le entità morbose che danno maggiore contingente di malattie odi mortalità nel territorio di Piombino sono la tubercolosi, la malaria, la polmonite e le infezioni del tubo digerente.

(...) Che la città di Piombino sia terreno più che propizio per malattie di infezione, non è da dubitare.

Basti il pensare ai soverchio agglomerato della popolazione, alla eccessiva deficienza della cittadina pulizia, alla scarsezza e poca salubrità delle acque, ed alla natura speciale delle principali industrie cittadine le quali non possono non esercitare una malefica influenza sulla resistenza organica degli operai ad esse adibiti. Se a tutti questi fattori si aggiungono quelli di esser Piombino circondato da zone indubbiamente e gravemente malarica, e di essere i suoi abitanti nella massima parte buoni adoratori di Bacco, si avrà la spiegazione logica di una triste verità che cioè la statistica di mortalità risulta alquanto più alta di quello che possa risultare in molte altre regioni nostre.

 

E. Zannellini, Spedale Civile di Piombino,

Resoconto dei turni di medicina. Anni 1905-1911, Piombino 1912 p.23

 

 

 

   

    continuano le testimonianze..

    Il lavoro all'interno degli stabilimenti si svolgeva in condizioni disumane; gli orari di lavoro erano molto pesanti: si lavorava dalle dieci alle dodici ore giornaliere con brevissime interruzioni per pasti. Gli infortuni sul lavoro erano molto numerosi e spesso mortali. Dalla stampa locale dell'epoca abbiamo potuto ricostruire una statistica dalla quale risulta che in media ogni sessanta giorni decedeva un operaio in seguito ad infortunio sul lavoro. Decine di incidenti di minor gravità avvenivano, però, quotidianamente. Fra i peggiori lavori vi era senza dubbio quello svolto dagli operai addetti al servizio dell'altoforno, dove, secondo quanto scritto dalla di reazione della Soc. Alti Forni e Fonderie di Piombino in una relazione inviata al Ministero dell'Industria, si verificavano talvolta delle intossicazioni dovute all'ossido di carbonio con tenuto nei gas che all'atto del caricamento uscivano dalla bocca del forno. In sintesi sfruttamento illimitato, con orari di lavoro pesantissimi, pericolo di infortunio o addirittura di morte per un salario di L. 0,20 all'ora per i manovali, 0,30 per gli operaie 0,50 per il capo operaio (il prezzo del pane in quel periodo era di circa L. 0,40 al kg).

 

R. Grassi, Aspetti sociologici,

cit,p7

 

 

 

 

 

 

 

 

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