IDENTITÀ' DI UNA CITTÀ' INDUSTRIALE

PAG. VI

 

Nella società piombinese, la donna era spesso relegata ai lavori domestici e alla crescita dei figli, dato che l'ambiente cittadino, fondato sulle industrie pesanti, consentiva pochi sbocchi alla

manodopera femminile. La donna passava così, dopo un periodo di "corteggiamento" e di "innamorarmento" , dalla tutela paterna a quella del marito, questo anche nelle famiglie dove il marito era di idee socialiste od anarchiche.

 

Appena ritornato dal lavoro, Alberto faceva la sua visitina in casa, poi scendeva nell'orto. Nel quadrato verde confinante col suo, al di là della rete divisoria, Gisella lo attendeva. Così tutte le sere, meno quelle di festa, che allora, Orazio Ornani, padre della ragazza, era in casa, e guai a farsi vedere insieme. I colloqui dei due innamorati si svolgevano così, dalle cinque alle sei, che a quell'ora l'Ornani ritornava dal lavoro anche lui. Questa situazione incerta non dava segni di schiarirsi e a volte un senso di scoraggiamento prendeva i due giovani. Si volevano bene, non c'erano stati ostacoli familiari alla loro affettuosa intesa, anzi le loro famiglie avevano visto nascere e svilupparsi questa relazione sentimentale con nascosta soddisfazione. Alberto lavorava nello stabilimento alle dirette dipendenze dell'Ornani ed era da questo, anche se non apertamente, considerato e stimato. Avevano l'età giusta: lei venti, lui ventiquattro anni, ma in quanto al sospirato fidanzamento ufficiale, si erano trovati di fronte alla inaspettata riluttanza dell'Ornani, il quale, ora con una scusa, ora con un'altra, cercava di mandare alle calende greche il desiato avvenimento.

 

E. Sole, Mangiafoco,

In Grattafumo,cit,

p.48

   

Sulla condizione delle donne citiamo anche la testimonianza di Angela Balabanoff

    La dura condizione in fabbrica, oltre che all'interno, trovava gravi ripercussioni anche fuori del mondo del lavoro. Soprattutto si ripercuoteva sui rapporti familiari e sull'ambiente sociale di appartenenza. La stampa socialista si preoccupa sempre di questo fenomeno sociale e non manca di porlo in grande evidenza. Quando i socialisti di Piombino organizzarono la loro manifestazione per il suffragio universale e il caro-vita (26 febbraio 1911), tra gli ospiti invitati a parlare fu chiamata la profuga russa Angelica Balabanoff che prendendo spunto dalla condizione disagiata degli operai si rivolse "alla moglie del lavoratore", da donna a donna, con un senso di dolorosa partecipazione, riconoscendo che il marito "non (poteva) dedicare alla propria famiglia nessuna cura, nessuna attenzione" perché il suo lavoro era pesante e difficile. Ella perciò sosteneva: "Il matrimonio è per loro (mogli) pieno di delusioni: invece di trovare nel marito l'amico e l'amante di cui sognavano, si trovano di fronte un uomo rozzo (...). Invece di avere la vita assicurata hanno da combattere colla miseria perché meschino è il salario del marito". L'evasione più comune durante il tempo libero che gli operai avevano consisteva nel frequentare l'osteria per bere e giocare, lasciando alla moglie ogni preoccupazione per la casa e l'educazione dei figli.

 

U.Chiaromonte

Gli scioperi nella siderurgia a Piombino (1910-1911),

Domodossola 1983 pp.178-79

 

 

 

 

 

 

 

 

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