IDENTITÀ' DI UNA CITTÀ' INDUSTRIALE

PAG. V

Lo sviluppo della città seguì lo sviluppo della fabbrica e nefu condizionato. La popolazione passa dagli 8.309 abitanti del 1901 ai 19.660 del 1911: la città vecchia fu sommersa dall'immigrazione di manodopera, pertanto il problema dell'abitazione divenne urgentissimo. Oltre a sfruttare tutti gli spazi esistenti (stalle, cantine ecc.),furono creati alcuni quartieri operai, veri e propri ghetti, lontani dalla città, in luoghi malsani in prossimità delle fabbriche, come Cotone, Poggetto e Portovecchio. Nonostante tutto queste case erano ambite dagli operai che venivano da condizioni ancora più critiche presenti nei loro paesi d'origine o nelle campagne.

La città (...) si sviluppò lungo la direttrice che univa gli unici due poli principali della città: la fabbrica e la città vecchia (...). Si verificarono i fenomeni tipici di un'area in cui l'inurbazione avviene in maniera estremamente rapida. Le abitazioni divennero insufficienti e conseguentemente gli affitti crebbero in misura enorme fino a sottrarre 1/3 della retribuzione dell'operaio. Anche le condizioni igieniche determinate da un eccessivo affollamento destavano non poche preoccupazioni. Coloro che non potevano sopportare il peso di un affitto elevato erano costretti a vivere in magazzini, sottoscale e stanze al piano terreno "ove difetta se non manca addirittura luce, aria, latrina e quanto e prescritto dalla Legge-(7);" spesso stalle e magazzini accoglievano intere famiglie che erano costrette a vivere in condizioni di disumana promiscuità.
Ma queste persone, considerato tutto, potevano ritenersi abbastanza fortunate nei confronti di coloro che erano costretti a dormire "per necessità di cose nel vano delle barche, negli stabilimenti, negli anditi delle case e persino all'aperto sotto le piante ad alto fusto". Le condizioni igienico-sanitarie erano divenute, com'è intuibile, tali da favorire Io sviluppo della morbilità se non addirittura della mortalità. Nel triennio 1902-4 non ancora cioè nel pieno dell'inurbamento, sopra "521 decessi se ne sono avuti 180 per malattie polmonari, vale a dire la spaventosa proporzione del 34,5%; mentre nel Regno si è avuta una mortalità media del 2,41% a Piombino nell'ultimo triennio tale mortalità è stata del 6,3%" (...).
La zona dove sorsero le case operaie era "attigua - si legge nella relazione citata - alla via principale Emilia, da cui avrà accesso la grande acciaieria della quale è cominciata la costruzione dalla Società Altiforni, nonché alla strada di Portovecchio per la quale si giunge agli altri stabilimenti Magona d'Italia, Acciaierie, Fabbrica degli Acidi ed Alti Forni". Lo sviluppo urbanistico avvenne, in seguito, secondo questo schema: l'Ilva e la Magona costruirono infatti dei quartieri, allo scopo di alloggiare i propri dipendenti, nei pressi delle mura di cinta delle fabbriche. Si costruivano case migliori, separate dalle altre, con un piccolo giardino attorno, con gradini in marmo ed altre rifiniture più accurate da destinare agli impiegati e case di una monotonia esasperante per gli operai. La classe più agiata, intanto, andava ad abitare in zone abbastanza distanti dalle fabbriche, insediandosi su terreni ad ovest dell'attuale corso Italia, la direttrice cioè del vecchio nucleo urbano-stabilimento dove cominciavano a svilupparsi le prime attività commerciali. Fino alla seconda guerra mondiale queste furono le linee entro le quali si realizza lo sviluppo urbanistico di Piombino, sviluppo in conseguenza del quale sorsero nelle immediate adiacenze delle fabbriche dei grossi quartieri operai al Cotone (che fu ritenuto al tempo della sua costruzione un quartiere modello), al Poggetto ed in prossimità delle vie Pisa, Livorno, Portovecchio, Mantova e della parte terminale della vecchia via provinciale pisana (l'odierna corso Italia) (...). All'interno del tessuto urbano avevano assunto notevolissima importanza quelli che possiamo definire gli insediamenti tipici della Piombino industriale: i quartieri operai. La struttura di tali quartieri era pressoché identica:
si trattava di grossi fabbricati che avevano in comune ampi cortili, lavatoi e tutto quanto era destinato ad un uso non individuale; questo permetteva, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, ampie possibilità di inserimento e di partecipazione dei singoli alla vita di gruppo e sviluppo dei rapporti di vicinato inteso questo non come semplice vicinanza
spaziale, ma come "vicinato in senso compiuto, cioè come integrazione-(8) "
 

F. R.Grassi

Aspetti sociologici del fenomeno industriale a Piombino,

"In PiombinoStoria e territorio. 1978-79, pp.l5-l7

   

Nasce la figura dell' operaio massa , non legato, se non in casi particolari, ad un mestiere specifico: la stessa struttura familiare, con la donna relegata in gran parte al ruolo di moglie e madre, risente dei ritmi dell'industria e della povertà dei salari. I giornali locali del movimento operaio sono spesso lo specchio di questo disagio, espresso talvolta dagli operai stessi attraverso le lettere alla redazione. (Chi scrive è un operaio piombinese.

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La fine del mese per noi operai rappresenta un vero incubo; non si sa dove sbattere la testa per trovare il denaro da portare al signor padrone di casa, bisogna ricorrere ai prestiti, ai pegni; spesse volte vendere anche della biancheria per pagare l'affitto... Quanti patimenti, quanti digiuni, quanti sacrifici perché soldo a soldo si possa formare la somma che si avvicini al prezzo dell'affitto. Si dovrebbe fa re una visita ai diversi quartieri operai e avreste l'immagine di trovarvi in un vero alveare umano, dove l'igiene, la decenza, la morale, sono parole che non hanno valore, vedreste intere famiglie accatastate in una sola camera, che fa funzione di cucina, di camera da letto, salotto e sala da pranzo, genitori e figli dormono tutti in un solo locale. Dite un po' se in tutte quelle famiglie vi può essere la salute, la morale, la decenza?  

Il Martello

Piombino,21 marzo 1914 citato in P. Favilli, Capitalismo e classe operaia a Piombino 1861-1918, E.Riuniti Roma 1974 p.96

 

 

 


seguono note a piè pagina...





    7) L'Autore riprende queste citazioni dalla relazione elaborata dall'Amministrazione Comunale di Piombino nel 1906 intitolata Il problema dell'abitazione in un comune a rapido sviluppo, e dalle relazioni di varie commissioni comunali. `La citazione è tratta da R. Konig, Sociologia, Milano 1967, p.67.

 








    8) La citazione è tratta da R. Konig, Sociologia, Milano 1967, p. 67

 

 

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