IDENTITA' DI UNA CITTA' INDUSTRIALE

PAG. XXII

Sono le generazioni più giovani, quelle dei ventenni, a vivere con maggiore partecipazione le novità degli anni Sessanta. Gli studenti si trovano a vivere in un ambiente chiuso e tradizionalista quale la scuola, e Piombino non faceva eccezioni: da una parte i licei, pur frequentati dalla fine degli anni Cinquanta anche dai figli degli operai, dall'altra gli istituti tecnici (per non parlare dei professionali nettamente subordinati alla produzione industriale) legati ad una formazione "pratica".


Il luogo era Piombino, Toscana. Ci si arriva infilandosi fra un altoforno e l'altro. La città è nota perché non si sa bene se ospita le acciaierie, o viceversa. Gode di una certa fama: nel `43 fu la prima città a insorgere contro i tedeschi, facendone strage; nel `48 reagì con impeti particolari all'attentato a Togliatti; nei primi anni 50 resistette alla "punizione" che gli tocca con migliaia di licenziamenti, e le sirene della polizia un giorno sì e uno no sotto le finestre di casa. Anzi i grandi fatti politici sono anche memorie di famiglia anche se si tende a rappresentare i "morti" come tutti buoni. Educato ad un'etica del dovere poco transigente, mi sono andato formando un sipario grande, come una casa. "Quando si fa una cosa, bisogna farla bene". Mi piaceva fare troppe cose, leggere, studiare, correre, pescare, andare a vela, star dietro le ragazze. Per farle bene ci voleva fatica, un applicare l'etica anche a campi a lei impropri. Non so se si trattasse di una di quelle "tensioni della volontà" che sarebbero piaciute a Giorgio Amendola, o una voglia di vendersi la vita e di affermarsi, dovuta a molteplici vocazioni. In effetti nel `60 ero un enfant prodige, segnalato per risultati scolastici. Soldi per andare al liceo non c'erano, "ma sarebbe stato un peccato...". Andai al liceo, dunque. Il liceo era in faccia al mare, sopra la marina. Quando soffiava il libeccio, faceva lui lezione e spettacolo. Corpo insegnante di forte impostazione tradizionale, nel complesso moderato e di destra, ma non cinico ed ignorante. L'insegnante di latino e greco, professor Ricci, spirito anarchico e conservatore, riteneva che i programmi ministeriali fossero mini-programmi e li raddoppiava anche insegnando opportunamente i brani di Catullo e di Lucrezio certamente censurati dalle antologie. In un ambiente medioborghese, come quello dei licei un po' prima dell'avvento della scuola di massa, essere proletario e leader non mancava del suo fascino. Scuola e politica si mescolavano poco. Lo sciopero tabù. I primi scioperi furono atti scandalosi. Le prime prigioni si ebbero proprio su questioni internazionali: Algeria, Cuba, Vietnam. La politica incubava nei circoli scolastici e nelle sinistre di classe. Il caso della "Zanzara" ne fu esattamente il sintomo-22) Le prime esperienze politiche dirette erano le accese ed estenuanti discussioni fra il circolo del classico e quello dell'ITI sulla legittimità della politica a scuola. Ma, nel `66, quando comincia a muoversi l'università di Pisa gli indugi erano già rotti. Cominciava il movimento. Mi pare di aver fatto letture a blocchi: prima la letteratura, Kafka, Dostoevskij, Gogol, Joyce, Hemingway, Conrad, Steinbeck. Poi c'è la filosofia e la politica, con in testa Marx e Gramsci, Thomas Mann, Adorno, Marcuse, Benjamin. Ma questa sensazione di un "citare a blocchi" è il senso dominante del ricordo, tanto noto da apparire quasi sgradevole. L'estate, era come un cambiar natura, totale immersione nell'acqua. L'adolescenza sui bordi del mare e un'esistenza anfibia. Nei mesi d'acqua maggio, giugno, luglio, agosto, settembre non ricordo di essermi stancato del bordo. Un chiacchierare continuo di pesca e di vela e di vento. La musica come colonna sonora del mare: Beatles, Rolling Stones, Paoli, Tenco, Mina, Santo & Johnny. Più tardi la canzone politica americana e italiana, soprattutto, che riporta a terra la colonna sonora quando il baricentro si sposta effettivamente sui mesi di terra: gli inverni della politica. Ma questa è già Pisa e il `68; e poi i mesi di permanenza a Roma. Un'altra storia. In questa storia importante il 1965. Iscrivermi al Partito mi costa la prima seria lite con mia madre: "se si vuol fare una cosa (studiare) bisogna fare bene quella...". Eppure bisognava decidersi. L'aria era già satura di elementi nuovi di prassi e di attivismo. Bastava testimoniare l'impegno? "Impegno" era il circolo del cinema, il dibattito, il libro "fuori programma". Chissà perché Sartre penetrava così in termini consolatori e rassicuranti. Troppo limitati. Il limite fu rappresentato plasticamente da un libro anteriore, Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi, e da uno posteriore, Il primo libro di Fantozzi, di Paolo Villaggio. "La corazzata Potemkin è una gran boiata... Novanta minuti di applausi!-(23)---La corazzata Potemkin non è affatto una boiata. Una boiata era il piccolo cabotaggio dei brividi di sinistra a basso rischio, ben temprati dal clima del centrosinistra, formula poi stanagliata da una società poco propensa a farsi picchettare e contenere nelle camice di forza di un equilibrio moderato. Le cose cambiavano. Era tempo di politica. Non ho mai provato particolare piacere per la politica, L'avrei evitata volentieri.Per la politica non si possono provare che passioni fredde. Se non si vuole però farsi rodere dal cinismo, bisogna ben passarci dentro. Ma sapendo che è un dovere e un impegno morale, guai a chi gode del comando e del conflitto. La rivoluzione non è mai stata una festa. Con la politica cominciammo un pò per imitazione, un pò stretti dalle cose. "Hanno fatto un deserto, l'hanno chiamato pace ". Come si poteva non muoversi". A muoversi si scopriva anche che si deve vivere non solo sapendo qualcosa di più, ma facendo qualcosa in più. Questo senso dell'efficacia, della produttività, del fine concreto, a noi studenti liceali toscani ci veniva, via via da esempi vicini-la organizzazione degli aiuti a Firenze alluvionata, l'occupazione della Sapienza a Pisa, la ripresa delle lotte operaie-(24) - e lontani- la difesa di Hanoi e Haiphong, l'offensiva del Tet, movimenti negri di Luther King e di Malcom X. L'orizzonte del nuovo fare era ben più ampio delle punte di spillo dei circoli culturali e studenteschi. E richiedeva non solo rottura con la cultura scolastica, ma polemiche con una cultura operaia in più di un punto incatenata al decennio precedente. Questa cultura era tut'altro che cieca:guidava lontano un miglio le riprese massimalistiche ed estremistiche. Ma indossava anche le sue corazze, i suoi paraocchi. Io ero di quelli convinti, in verità, che una separazione tra vecchi e giovani, una guerra tra "vecchio " e "giovane" diretta, sarebbe stata catastrofica. Infatti. I n questa storia però è ancora importante il 1965. I primi amori si sviluppavano per indecise schermaglie. Une ecole du regard, provinciale, tra il corso principale, l'aula scolastica, la spiaggia e la festa da ballo. Un'età indecisa tra fidanzamenti per bene e più spregiudicati desideri. Se il petting è "di sinistra" come si proclama in Maledetti vi amerò eravamo tutti dei giovani Torless con la camicia rossa-(25). Ci si guardava, ci si toccava. Con una forte dose di indecisione, però. Un certo tirocinio di educazione sentimentale mi pare di averlo fatto un po' in corpore vile (nient'affatto vile, naturalmente) con le coetanee, un po' in vitro su Linus. "Amor è grattar la testa", più Valentina di Crepax e Bocca Dorata di Corto Maltese-(26). La fortuna del `65 fu di incontrare la seconda donna degna di segnalazione negli anni `60, come indico nel referendum-(27). Venuta a posarsi sullo stesso banco di seconda ginnasio, stiamo da allora felicemente nello stesso banco. Non per rispetto a principi di indissolubilità, ma così, per piacere. Per me gli anni `60 sono anche in gran parte il discorso fitto fitto, le variazioni di umore, i balzi di desiderio, le crisi, la ragnatela dei passi e dei luoghi di questo amore che si possono, anche essi, raccontare "in blocco". A riprova che la politica subisce sempre le sfide di pezzi di vita che le contendono in ogni momento il primato. Se Dio vuole. Però si arriva dritti al `68. Pisa, la Scuola Normale, lo strappo di uno straordinario movimento, l'incandescenza del fatto culturale, l'ingresso precoce in ruoli di direzione politica, e poi, proprio sul finire, Friburgo e la Germania. Non permetterò a nessuno di dire che vent'anni e che questa storia siano roba di un decennio passato morto e defunto.

 
F. Mussi, la mia famiglia ha perso il boom, in W. W. Veltroni,il sogno degli anni 60,, Milano, 1991, pp158-61

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




segue note a piè pagina ...

22)La Zanzara era il giornalino degli studenti del Liceo Panini di Milano: nel 1966 pubblica un'inchiesta sui comportamenti sessuali degli studenti. Fu uno scandalo per la Milano perbenista. Gli studenti, malgrado le proteste dell'opinione pubblica progressista, furono processati (ed assolti). Fu uno dei sintomi delle inquietudini e delle novità del mondo giovanile.








 23)Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi (1957) era incentrato sulla vita culturale e politica di una città di provincia (in questo caso Grosseto) negli anni Cinquanta. Il primo grande libro di Fantozzi di Paolo Villaggio fu un grande successo editoriale nei primi anni Settanta; nel 1974 ne fu tratto un film di cui l'episodio della visione della Corazzata Potemkin, imposta dal direttore ai dipendenti, diventava il simbolo di una certa arroganza aziendale. `L'Università di Pisa fu occupata già nel 1966, quando furono discusse le cosiddette Tesi della Sapienza che costituirono la piattaforma ideologica della sinistra studentesca.









 24)L'università di Pisa fu occupata già nel 1966, quando furono discusse le cosiddette Tesi della Sapienza che costituirono la piattaforma ideologica della sinistra studentesca
















 25)Si riferisce al protagonista de "I turbamenti del giovane Torless " di R. Musil, storia di un educazione alla vita di un adolescente.


















 26) Due noti personaggi dei fumetti di Linus


















 27))L'autore ha indicato come "donne ideali" negli anni Sessanta, Marylin Monroe e la sua compagna di vita.

 

 

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