IDENTITA' DI UNA CITTA' INDUSTRIALE

PAG. XX

L'espansione degli anni Sessanta portò un po' d'aria nuova nelle relazioni fra dirigenza e dipendenti: una nuova generazione di ventenni e trentenni che non avevano vissuto direttamente il fascismo e la Resistenza) entra in fabbrica; la dirigenza, dal canto suo, abbandonò le durezze antisindacali del decennio precedente e cominciò a progettare iniziative culturali e sociali tese ad "integrare", almeno nelle intenzioni, la classe operaia nelle strategie sociali del nuovo capitalismo italiano. Il miracolo econotnico arriva anche con i nuovi consumi: i primi elettrodomestici, la 500 e la 600 Fiat, la Vespa Piaggio.

La nuova atmosfera diffusa dall'Italsider ha reso più concreti e più chiari i rapporti all'interno e all'esterno della fabbrica. Molti dirigenti abitano nelle stesse palazzine e nello stesso tipo di case abitate da molti dipendenti e grazie a ciò molti capi di accusa si sono smussati. A curiosare per le vie di Piombino si riporta una singolare e straordinaria impressione. Si assiste allo strano fenomeno di vedere una città senza contrasti di classe o meglio le lotte che qui raggiunsero forme tremende nel dopoguerra si sono adagiate in un costume comune a tutti. Un unico stesso livello di sale cinematografiche di locali, di trattorie, di negozi. I colori, i suoni, le forme, gli usi vistosi e insopportabili creati dal clima del miracolo economico così evidenti e mostruosi a Foggia, ad esempio, o a Napoli o a Milano, qui non hanno avuto seguito e imitatori. Sarà dovuto alla forza determinante di un'unica fonte di lavoro; all'emancipazione delle nuove leve operaie, vero è però che Piombino nella sua uniforme discrezione può ben definirsi una città proletaria ad alto livello rivelatore della sperequazione esistente altrove. Del resto e in ossequio a una vecchia abitudine noi non ci siamo accontentati di avvicinare un determinato tipo di persone, trascurandone altre. Abbiamo interrogato operai, cittadini, giovanotti, tecnici, dirigenti, persone che aspettano di entrare nella grande fabbrica comune e le risposte di coloro che erano "dentro" e più ancora quelle di coloro che erano "fuori" sono state precise. Non vi sono più a Piombino avite ragioni di contrasto. In questi ultimi anni si sono incontrate due classi, quella degli operai e quella dei dirigenti. Gli operai sono tesi verso una evoluzione e i dirigenti la esigono. La ritengono una chiave di volta per l'ulteriore grande passo in avanti. Più cervelli insieme possono elaborare una società migliore.

 

 

D. Rea,

La tradizione di Piombino

cit. p.25

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli anni Sessanta furono anche un decennio di lotte operaie: sono le nuove generazioni ad essere il fulcro delle lotte, soprattutto negli anni 1968-1969, che trovarono sbocchi sindacali nuovi rispetto agli anni Cinquanta. La vertenza non è più soltanto interna alla fabbrica, ma si apre ai problemi della società; c'è, per la prima volta, l'iniziativa unitaria di CGIL, CISL e UIL; c'è il coinvolgimento degli studenti che contestano l'ambiente asfittico della scuola. Nascono gruppi politici alla sinistra del PCI: sono movimenti con attivisti giovani, agguerriti, che contestano in modo radicale la società capitalistica e che vedono nella fabbrica il luogo principale dove far politica.

 

Il "Potere Operaio"-16) possiede un'organizzazione, dei quadri dirigenti agguerriti, il giornale, duecento-trecento affiliati, studenti e operai, una capacità di mobilitazione di duemila-tremila persone. Transfughi del PCI e del Psiup-17)", con un'assoluta fede nel mito operaista, scelgono le fabbriche e i quartieri per la loro pratica politica. Organizzati in un gruppo centrale a Pisa e in gruppi esterni a Viareggio, Livorno, Lucca, Massa, Piombino, La Spezia, lavorano alla Saint-Gobain, alla Piaggio di Pisa e di Pontedera, alla Italsider, alla Solvay, alla Fiat.Piombino passò così (negli anni `60) dai due tradizionali e storici stabilimenti Ilva-Italsider e Magona, a tre, con la nascita della Dalmine. Gli anni che vanno dal 1965 al 1968 furono caratterizzati da una regolare attività sindacale di tipo prevalentemente organizzativo, poi sopravvennero le lotte del movimento studentesco del `68 e le battaglie contrattuali dell'autunno caldo" del `69 (...).

Un ulteriore sforzo dovette essere compiuto in occasione della piattaforma contrattuale dei metalmeccanici del `68-'69 che prevedeva, fra l'altro, una diversa organizzazione del lavoro, maggiori poteri contrattuali e la nascita dei Consigli di Fabbrica (...). Funzione importante egli (Gonnellì) ebbe anche durante l'iniziativa della tenda, montata in Piazza Verdi per vari mesi dell'autunno del `69 e che ebbe grossa risonanza in tutta Italia. Piombino fu infatti uno dei primi centri industriali che promosse un'esperienza di carattere unitario, come stava maturando nelle organizzazioni sindacali di categoria.

 

La Camera del Lavoro dal 1965 al 1972 in La Camera del Lavoro cit. pp.49-50

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



segue note a piè pagina...


 16)"Potere Operaio sorse nel 1967 come movimento rivoluzionario alla sinistra del PCI, riorganizzandosi poi nel 1969. Fra i suoi esponenti di spicco, Franco Piperno, Luciano Della Mea, Adriano Sofri ecc.








 17)"Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, nato nel 1964 da una scissione a sinistra del PSI

 

 

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