| A Piombino il vero salto di qualità avvenne solo nel 1892. La società a capitale inglese Ramsaj-Spranger iniziò a costruire nel 1891 un grande stabilimento per la fabbricazione della banda stagnata, un prodotto che doveva conoscere una rapida espansione della richiesta sul mercato. Fino a quel momento i centri più avanzati nella produzione della banda stagnata erano quelli britannici, del Galles meridionale e del Montmouthshire. Da queste zone e soprattutto da Gowerton, la Magona (così venne battezzato il nuovo stabilimento piombinese ) trasse tecnologie e manodopera specializzata, creando così una vera e propria "colonia" inglese a Piombino. |
| Infatti quella mattina ci furono delle novità. L'ingegner
Savi, il quale aveva il compito di controllare i lavori, apparve accompagnato
da due signori, due inglesi. Alti, biondi, ben rasati, un po' tigliosi,
ascoltavano le spiegazioni che l'ingegnere dava loro nella loro lingua.
Quella visita dette agli operai della (Magona la sensazione di come fossero
ben progrediti i lavori. I tre si avvicinarono e l'ingegnere fece le presentazioni. I signori Marchisio e Bertani, capi tecnici. Mister Haymond, capo treno; mister Freeman, maestro di stagnatura. I due inglesi e i due italiani si strinsero vigorosamente la mano, poi tutti insieme presero a passare in rassegna i lavori. L'ingegnere si rivolgeva ogni tanto al Marchisio e al Bertani, poi riprendeva ad illustrare ai due inglesi la disposizione degli impianti, la linea del ciclo produttivo, le fonti di energia, il percorso dei rifornimenti. Non è che il giudizio di mister Haymond e di mister Freeman sul lavoro compiuto potesse avere un valore determinante, essi tutt'al più avrebbero potuto chiedere la modifica di qualche particolare o l'aggiunta di un qualche accessorio, ma tanto Carlo quanto Eugenio ci tenevano che i due inglesi ne rimanessero soddisfatti. La loro indifferenza, la loro freddezza, dettero ai due capi un senso di delusione. Mister Haymond chiese soltanto precisazioni sul rapporto fra tavole e colli dei cilindri; mister Freeman informazioni sulla qualità delle pelli villose che avrebbero dovuto ricoprire i rulli delle macchine spazzolatrici. |
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| Intervista a Edwin AlIan,flglio di un laminatore gallese immigrato a Piombino. |
| Mio padre] era venuto a Piombino dal Galles, era laminatore ed
era pagato in sterline (...). Gli inglesi vennero a Piombino per la messa
in opera dei treni gallesi, con i quali veniva lavorata la latta 'piccola'
ed il prodotto veniva poi rifinito a mano. Abitavano in un dormitorio, all'ingresso
della fabbrica e successivamente nelle palazzine fatte costruire dal direttore.
Insegnarono ai nostri operai il mestiere di fornaiolo (...). Lavoravano
molto e bevevano abbastanza, specialmente la birra ed il tè che facevano
venire dalla loro patria. I treni gallesi erano formati da una gabbia da
una parte (treno sbozzatore) e dall'altra (treno rifinitore): di lì il prodotto passava al treno piegatore e alle forbici. La sfogliatura era un'operazione per la quale venivano usati i guanti di piombo ed in genere era eseguita dalle donne: quindi si procedeva al lavaggio al treno a freddo e al forno per la stagnatura o zincatura. Infine si procedeva all'impachettaggio in segheria, dove venivano fatte le cassette. Il prodotto finito veniva acquistato da Mr. Brokie Dore e venduto all'estero. Molti inglesi ritornarono in patria nel 1924 perché il loro compito era finito. |
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| Dal libro di Casciani altro scrittore locale estrapoliamo: |
| Gli inglesi, invitati come istruttori dei treni di laminazione e dei forni Martin, si dettero talmente da fare che la nascente industria, in breve tempo, prospera a tal punto da assorbire tutta la mano d'opera locale. Purtroppo non pensarono, o calcolarono male, all'inevitabile suo rinnovamento. Per cause contingenti e, diamogliene atto, per le difficoltà che gli indigeni prose-iti del tempo incontravano nell'apprendere il mestiere, i dirigenti si videro costretti a far arrivare dalle bianche scogliere di Dover insegnanti con più dimestichezza con la nostra lingua e, forse, con maggiore volontà nel far apprendere i sistemi di lavorazione. Ciò nonostante i risultati furono piuttosto scarsi; quasi fallimentari. Si rivelarono buoni lavoratori ma pessimi coabitatori. Le sbornie risultarono memorabili così pure le scazzottate della durata di mezz'ora l'una (...). Ad essi il merito di aver portato la "formula" dello scheniffghaffes, la popolare ed impropria definizione che tuttora viene data alla bibita composta dall'imparentamento tra la birra e la gassosa. |
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