IDENTITÀ' DI UNA CITTÀ' INDUSTRIALE

PAG. I

 Presentazione

Nell'ambito di una iniziativa sull'identità operaia - il convegno di studi L'identità della classe operaia. Storia e prospettiva, Piombino 28, 29, 30 maggio - non poteva mancare uno sguardo su Piombino città-fabbrica.
Cen t'anni di storia dell'industria hanno inciso profondamente sull'identità della città, mutata velocemente da piccolo paese sul mare a centro urbano dove la fabbrica ha il ruolo principale. Affrontare l'argomento significa analizzare non solo il ciclo produttivo o la funzione dell'operaio della fabbrica, ma anche tutta la vita che si svolge e ruota attorno: la famiglia, i giochi, gli usi alimentari, le letture, la piccola quotidianità di uomini e di don-ne escluse quest'ultime quasi totalmente dai cicli produttivi. Pensando a questo contesto l'archivio Storico della Città di Piombino ha elaborato una antologia di brani letterari, storici, testimonianze dirette, brani giornalistici, e così via, alla ricerca non di una immagine, ma delle varie immagini, uno specchio dalle molte sfaccettature che intende rendere l'intreccio dei vari itinerari attraverso la memoria della città.
Tiziano Arrigoni

 Nella seconda metà dell'Ottocento si svilupparono a Piombino i primi tentativi di dar vita ad una industria siderurgica. Imprenditori come Bozza e Novello giudicarono in modo favorevole la collocazione di Piombino: città sul mare, vicina ai giacimenti di ferro dell'isola d'Elba, a quelli di calcare di Monterombolo, ai boschi utilizzabili come fonte di energia; altrettanto. appetibile considerarono la manodopera a basso costo preleva bile dalle locali prigioni. Queste imprese pionieristiche ebbero un successo limitato: nel 1889 risultano a Piombino produzioni di ferro grezzo da immettere sul mercato e di armamento ferroviario.

Esistono testimonianze piuttosto incerte su un Bessemer -(1) introdotto a Piombino da Jacopo Bozza nel 1860, ma è invece assodato che un convertitore di questo tipo e probabilmente a carica diretta, sulla scorta di recentissimi e positivi esperimenti di industriali svedesi, francesi e belgi venne installato nella stessa città sei anni più tardi, tanto dal Bozza, reduce dalla burrascosa parentesi di Pietrarsa-(2), in un'officina alla quale volle dare il nome bene augurante di "Perseveranza", quanto dal genovese Alfredo Novello-(3), in un impianto con un altofomo a carbone di legna che fu il primo nucleo della futura Magona d'Italia. Sembra che da li a due anni entrambi i Bessemer fossero fermati, mentre Novello chiuse addirittura lo stabilimento. Informazioni coeve ne danno una motivazione che investe direttamente quel generale quadro di riferimento prima tracciato in via sommaria: i Bessemer sarebbero stati per così dire messi a riposo perché la Cointeressata-(4 )che gestiva le miniere dell'Elba aveva deciso la cessazione di fatto delle vendite di minerali di ferro ai due imprenditori "piombinesi". Particolare che connette ancor più strettamente l'episodio al quadro di riferimento: era voce corrente che la Cointeressata fosse caduta in mani inglesi. Poco dopo e sempre a Piombino, iniziava la sua fase di acclimatazione nella penisola anche l'altra grande novità siderurgica di quegli anni. Nel 1876 Bozza cedeva la "Perseveranza", da allora in poi Stabilimento Siderurgico, al "Credito Mobiliare", uno dei capisaldi della oligarchia finanziaria che dominava le sorti dell'economia italiana. Il nuovo direttore, Guido Dainelli, provvedeva nell'immediato ad installarvi il primo forno Martin-Siemens-(5) nella storia della siderurgia italiana.

 

 

 
 G. Mori,La siderurgia italiana dall'Unità alla fine del secolo XIX in Ricerche Storiche 1978 pp.18-20

 

 

 

 

 

   

 La città rimaneva, tuttavia, ancora rinchiusa fra le "vecchie mura", almeno fino agli ultimi anni del secolo. Questo ambiente è
rievocato dallo scrittore autodidatta Enrico Sole (1900-1980), Soprattutto nella raccolta di racconti Grattafumo (1953), ambientati in un palazzone operaio. In questo caso chi parla è un vecchissimo operaio che ricorda la città preindustriale; ma parla già di un tempo mitico, un passato senza tempo che risale indefinitivamente agli etruschi.

 Ricordo quando fuori porta si stendevano campi e boscaglie e il paese era ancora racchiuso nelle sue vecchie mura come al tempo della signoria e del principato. Quando la sera suonava l'angelus, la pesante porta del Rivellino veniva sbarrata e chi era rimasto fuori almeno quella notte fuori restava. I cacciatori attendevano la selvaggina sotto le mura. 11 paese viveva modestamente con l'agricoltura, la pesca e qualche traffico marittimo di piccolo cabotaggio. A quei tempi la gente si contentava di poco (...) Quando il promontorio era tutto una boscaglia e il paese viveva silenzioso e raccolto entro le vecchie mura, e gli stabilimenti erano di là da venire, nel punto dove è oggi la nostra acciaieria, si alzava un cumulo di minerale di ferro semi nascosto dagli arbusti. Chi ce lo aveva portato? Gli storici dicono: gli etruschi. E perché qui, se il minerale dell'isola essi lo lavoravano su l'altro versante del promontorio e ivi scaricavano il minerale, che poi veniva portato a destinazione via terra? E può anche essere così.  
 Enrico Sole Festa al cavaliere, in Grattafumo, 1953 (ringraziamo la famiglia Sole che ha permesso la consultazione delle opere dattiloscritte di Enrico S.)
   

 

 

 



seguono le note a piè di pagina....


1) Il convertitore fu inventato dall'inglese H. Bessemer nel 1855, ma venne sfruttato industrialmente solo dal 1862. Fu in occasione dell'Esposizione di Londra di quell'anno che alcuni tecnici di provenienza italiana (fra cui A. Ponsard) fecero convertire in acciaio la ghisa proveniente dallo stabilimento siderurgico di Follonica. Nel convertitore Bessemer sono le sostanze che vengono eliminate durante l'affinazione della ghisa che costituiscono il combustibile, mantenendo fluida la massa. Il Bessemer aveva comunque bisogno di ghisa a concentrazione silicea e non fosforosa o solforosa (B. Gille, Storia delle tecniche, Roma, 1985).



 

 


2)Jacopo Bozza, "uomo di dubbia fama, ex impiegato del Borbone" (come veniva definito da un giornale dell'epoca) aveva ottenuto la concessione del lo stabilimento statale di Pietrarsa (officina locomotive).











3) J. Alfred Novello era nato a Londra nel 1810; impresario di edizioni musicali, si era trasferito prima a Nizza, poi a Genova negli anni Cinquanta. Amico di Bessemer. probabilmente influenzato dalle proposte di A.Ponsard, direttore dello stabilimento di Follonica, decise di impiantare un nuovo stabilimento siderurgico sul litorale maremmano, vicino alle miniere elbane. (M. Lungonelli, La Magona d'Italia, Bologna, 1991, cap. I).








4) Le miniere di ferro dell'Elba erano gestite, fin dagli anni Cinquanta, da una Regia Amministrazione Cointeressata che riuniva impresari privati e controllori governativi. "Una formula del genere - ha scritto M.Lungonelli non era certo la più indicata per favorire la graduale evoluzione dello sfruttamento minerario da fatto meramente speculativo, legato alle esigenze della finanza granducale, ad iniziativa industriale" (La Magona, cit p.22). Dello stesso Lungonelli, Le miniere di ferro dell'isola d'Elba dall'Unità al 1897, in "Ricerche Storiche", n.1, 1978.








5) Il forno Martin permetteva l'utilizzo di rottami ferrosi, senza che il prodotto finale ne risultasse alterato.