IDENTITA' DI UNA CITTA' INDUSTRIALE

PAG. XVIII

Continua la descrizione della vita quotidiana a Piombino negli anni '50

Gli avvenimenti e la politica.

(...) A Piombino per tutti gli anni Cinquanta, erano visibili, un po' ovunque le macerie degli edifici bombardati. In periferia e nei dintorni rifugi antiaerei e bunker parlavano di un passato nient'affatto remoto. In campagna non di rado, si trovavano pallottole, bossoli e bombe. A scuola, dalle pareti dei corridoi e delle aule occhieggiavano manifesti che ci illustravano i vari tipi di ordigni e ci mettevano in guardia, medianti rappresentazioni di fanciulli mutilati, sui rischi che si correvano a giocare con oggetti sconosciuti. Ogni tanto sentivo dire di qualche ragazzo che si era gravemente ferito per non aver seguito quegli avvertimenti. Insomma la guerra, con il suo seguito di sofferenze, lutti, distruzioni, è stata l'asse attorno al quale si è costruito il mio sistema infantile di valutare i fatti e le scelte degli uomini. I primi anni Cinquanta erano quelli della guerra di Corea ed ho vissuto, soprattutto quando me ne stavo al Cotone, il clima di mobilitazione che serpeggiava in tutto il quartiere. Le scritte sui muri, gli striscioni, le assemblee fatte palazzo per palazzo o sui piazzali, dove andavo con la nonna. Mi pareva di essere sull'orlo di un baratro e che la gente che mi stava intorno si impegnasse allo spasimo per evitare la catastrofe.

(...) Ci sono anche, naturalmente, gli avvenimenti vissuti nella loro immediatezza. La morte di Stalin è uno di questi. "L'Unità" listata a lutto, le foto grandi, che rappresentavano il capo del proletariato nella divisa da maresciallo, sui muri. L'atmosfera di sconcerto e di sincero dolore che avvertii in casa e fra i conoscenti. (...) Non tutti gli episodi più significativi rinviavano però allo scenario internazionale. Alcuni appartenevano strettamente al mio mondo locale. Fra i dolorosi ci fu quello della morte, per un incidente stradale patito di ritorno da una riunione di partito, di un caro compagno di mio padre. Partecipai anch'io, bimbetto, ai funerali che, con il loro corteo di bandiere rosse e la banda, che eseguiva l'Internazionale, mi parvero uno spettacolo a un tempo di grande dolore e di grande fierezza. Fra i lieti non posso non ricordarmi dei festeggiamenti con cui fu salutata la scarcerazione di un gruppo di operai dell'Ilva arrestati in occasione di una delle tante lotte politico-sindacali di quei tempi. La prima metà degli anni Cinquanta fu un periodo di aspre contese sociali a Piombino. Gli scioperi erano frequentissimi, ora contro la "legge truffa", ora contro il Patto Atlantico, ora contro la chiusura dell'altro grande stabilimento, la Magona d'Italia, che venne occupato. Mio padre scioperava sempre, e le "quindicine" erano sempre più magre. Per ridurre le spese andava a raccogliere la bietola semiselvatìca in Val di Cornia, accanto a Piombino, e a tavola la bietola compariva troppo spesso, tant'è che più tardi, per alcuni anni, non ne ho tollerato il sapore. A quell'epoca portavo in inverno un paio di scarponcini, fatti da mio padre, ovviamente, che erano allungati man mano che il mio piede cresceva. Anche questi, alla fine, mi erano diventati odiosi. Partecipavo, tramite i miei genitori, alla vita politica quotidiana ed ero consapevole, almeno nei termini generali, della natura delle battaglie e della posta in gioco. Andavo con il babbo alle riunioni del Pci. Sentivo gli interventi dei compagni della cellula "Finimento", della sezione di fabbrica. Ascoltavo i comizi e nel `53, per la campagna elettorale, aiutavo il babbo ad attaccare di notte i manifesti. Tutto questo mi piaceva e mi faceva sentire importante.

C'erano, in quegli anni, però, momenti meno tranquilli nell'attività politica. Per due volte sono stato coinvolto in cariche della "Celere". La prima fu verso l'ingresso dell'uva. Ero con la mamma, che insieme alle altre donne era andata incontro agli operai che uscivano in massa per protestare contro la chiusura della Magona. La polizia, d'un tratto, inizia a manganellare. Corsi, tenuto per mano da mia madre, a perdifiato, finché non arrivai a infilarmi in un fossato che costeggiava la strada. La seconda volta accadde, qualche anno dopo, durante la festa del Primo Maggio. Un corteo improvvisato scatena l'intervento della "Celere". Allora ero più grandicello e me la cavai da solo arrampicandomi agilmente lungo le impalcature di un palazzo in costruzione.

La politica era anche la conversazione che si sviluppava in famiglia. Le notizie che dava il babbo sulle piccole lotte quotidiane dentro la fabbrica, i soprusi sofferti, le angherie gratuite cui veniva sottoposto, specialmente verso la metà degli anni Cinquanta, quando erano rimasti in pochi a scioperare e a tener testa a capi e capetti. La politica era anche, per me, vedere mio padre che leggeva relazioni, documenti, che scriveva i suoi interventi o, più semplicemente, che riuniva i quaderni degli appunti o le mazzette delle tessere di sindacato e di partito, prima di andare al lavoro. Una scatola conteneva tutti i suoi materiali che io, non saprei dire perché, chiamavo, senza alcuna punta maliziosa, i "documenti delle Volpaiole".

Ma la dimensione politica aveva pure i connotati della festa. Il Primo Maggio era un appuntamento importante. Quando abitavamo allo Stagno andavamo a festeggiarlo su un poggio verso Campiglia M. in località "Temperino". A Piombino mi rammento quelli celebrati ai "Quattro pini". Non meno importanti erano le feste dell'Unità. Lì mi occupavo, alle costole paterne, per tutto il periodo. Non solo partecipavo attivamente alla gestione dello stand quello della cellula "Finimento" consisteva in una vasca con delle anatroccole nel cui collo andavano infilati dei cerchietti per avere il premio (e un giorno questo gioco fu proibito dalle autorità, ma gli operai Sostituirono le anatre con dei richiami di sughero) ma andavo con i compagni del babbo in giro per la campagna a cercare polli, conigli, vino, ché questi erano i premi più ricchi messi in palio. E festa grande fu all'indomani delle elezioni del 1953. La sconfitta della "legge truffa" fu salutata in famiglia e fuori con calorose manifestazioni d'esultanza. Io, allora, ardevo d'impazienza per votare e mi facevo spiegare e rispiegare come si effettuava questa operazione per essere sicuro di non sbagliarmi il giorno in cui fossi penetrato nella cabina elettorale. Ma a quel giorno mancava ancora tanto tempo e altri episodi, altre lotte, più maturi convincimenti mi attendevano.

 

F. Angiolini, Accanto ai grandi ,

cit.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    Fra il 1959 ed il 1963 vi fu un forte potenziamento dell'apparato siderurgico nazionale: anche le Acciaierie di Piombino (divenute Deltasider) registrarono uno sviluppo notevole. Nel 1962 la produzione sale ad oltre un milione di tonnellate ed il nucleo piombinese si colloca così al secondo posto in Italia, dopo lo stabilimento di Genova Cornigliano. Sono gli anni del "boom ": Piombino diviene un centro di attrazione per tutta l'area che coni-prende la parte meridionale della provincia di Livorno e quella settentrionale della provincia di Grosseto (sembra che ci sia"l'America", si scrive ironicamente).

Piombino veglia, uomini frettolosi alla fine dei turni salgono sulle automobili, sulle motociclette, raggiungono l'abitato cittadino, si spingono verso altri borghi e città di quella Maremma settentrionale che, quando l'attraverso, mi ricorda la California, un'impressione non letteraria giacché tra Livorno e Follonica mi pare che stia per sorgere una città disarticolata, per lo sviluppo della quale mancano solo la grande Piombino, Livorno via di comunicazione rapida, giacché la stessa Aurelia, rinnovata tra Roma e Grosseto fino a sembrare un'autostrada, nell'operosa Maremma, che pur restando agricola rivela una vocazione industriale e urbana; si fa stretta nonostante l'intensità del traffico

(...).Piombino ha poco più di cent'anni anche se la sua vocazione industriale risale a decine di secoli, dovuta non a un'astratta scelta economica di una classe dirigente ma alla natura mineraria della zona, così come la qualità del terreno determina le specializzazioni nella agricoltura. Eppure la sua siderurgia, almeno nella concezione moderna ha poco più di un secolo, ed è durante questo periodo che la città ha acquistato il carattere di un grande centro industriale, oggi inserito addirittura nelle organizzazioni economiche europee. Quindici anni fa, l'Europa guardò con interesse a questa parte della Toscana e parve decisa a farne uno dei suoi più importanti centri. Mario Scelba e Giuseppe Petrilli lo confermarono, quasi fossero certi che gli affidamenti avuti dalla Ceca-12) non potessero essere più contraddetti. Allora, in previsione dello sviluppo futuro, ci si preoccupò del piano regolatore, elaborando il quale si tenne conto dei vincoli, ovvi in una bellissima campagna, per di più fornita di un'ottima agricoltura. Ma l'immagine di una Piombino che in Europa avrebbe avuto un posto importante nella siderurgia si attenuò presto, e gli stessi progetti, che nel `62 parevano suggestivi, furono ridimensionati. Nel `64 era ormai chiaro che si dovevano, per un verso, frenare le immaginazioni, e che, per un altro si dovevano esaminare con calma i problemi di uno sviluppo meno clamoroso. L'acciaieria avrebbe intanto potuto raffinarsi e sperimentare nuovi metodi di produzione; non si poteva andare più in là, sebbene uomini politici italiani avessero sostenuto l'idea dello sviluppo in sede nazionale, oltreché in quella europea (...).

Oggi le acciaierie sono state rinnovate e, anche se non hanno avuto una posizione egemone in Europa, lo sviluppo non comporta seri problemi demografici. Altrove, e si pensa soprattutto a Taranto, l'Italsider ha trovato le difficoltà che insediandosi in qualche parte del Mezzogiorno, altre grandi industrie settentrionali, come la Fiat e l'Olivetti, incontrarono e incontrano (...).

A Piombino quando un nuovo operaio entra in fabbrica non esistono i tanti problemi che hanno ispirato a uno scrittore italiano fornito di una notevole esperienza industriale, Ottiero Ottieri, nel suo "Donnarumma all'assalto-15)" un racconto amaro.

 

A.Benedetti, Acciaio; Vocazione di un territorio, in Acciaierie di Piombino. Continuità di un esperinza industriale, Acciaierie di Piombino, Livorno 1981

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 








 

 

    12) Nel 1937 fu istituita la Finsider, con 900 milioni di capitale, con il compito di riorganizzare e coordinare la siderurgia nazionale, in particolare la Terni, l'llva, la Siac (ex-Ansaldo), la Dalmine. La riorganizzazione del settore incentrato ora sulla siderurgia da minerale e non più da rottame, portò al rilancio degli stabilimenti di Piombino e Bagnoli e alla costruzione di quello di Cornigliano.










 15) si riferisce al romanzo Donnarumma all'assalto (1959) di Ottiero Ottieri, incentrato su un'esperienza di fabbrica nel Meridione.

 

.