IDENTITA' DI UNA CITTA' INDUSTRIALE

PAG. XVI

La crisi della Magona del 1953, così i licenziamenti in massa che ne seguirono costituì la prima crepa in questo ottimismo industrialista: tuttavia il caso Magona, anche se gravissimo, sembrò un fatto contingente in una dimensione cittadina che sembrava indissolubilmente legata al destino siderurgico. Gli anni Cinquanta furono comunque un periodo di scontri politici e sociali durissimi. Vi sono episodi signfìcativi per capire il clima del periodo: la reazione all'attentato a Togliatti (in una città dove i comunisti avevano la maggioranza assoluta); le lotte contro la chiusura della Magona; la repressione della pacifìca manifestazione di lavoratori del 1° maggio 1955.

1L 1° maggio 1955. Fu una grande manifestazione di massa. Migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici affluirono in Piazza della Costituzione (allora era ancora un campo aperto più che una piazza). 11 comizio si svolse nella massima compostezza. Ma la polizia volle colpirci ancora. Pur avendo dato nei giorni precedenti alla festa assicurazioni della nostra correttezza fino ad accettare di rinunciare al corteo e di ritirare tutte le bandiere al termine del comizio stesso, il Commissario di Polizia di allora dr. Brancaccio, noto per il suo livore antioperaio, schiera in via della Repubblica nei pressi dell'incrocio con via Fucini alcune centinaia di poliziotti armati di tutto punto. La grande massa dei partecipanti al comizio, forzatamente, per rientrare alle proprie case, doveva transitare per via Petrarca e sfociare dove la polizia si era appostata. Erano tanti, ma composti. Vi era molto entusiasmo per la grande manifestazione effettuata e quindi si cantavano gli inni dei lavoratori. Niente poteva far prevedere l'attacco violento che fu sferrato a colpi di manganello e di catenelle. Vi furono decine di contusi e oltre 50 fermati. La sarabanda si allarga a tutto il centro della città. Vi furono incursioni e caroselli per oltre due ore. Al pomeriggio alla presenza dei Parlamentari della Circoscrizione fu tenuta un'altra grande manifestazione di protesta in un locale chiuso come risposta alla violenza della mattina. Molti dei fermi furono tramutati in arresti. La Direzione dell'llva per non essere da meno licenzia per "assenza arbitraria" otto lavoratori che si trovavano tra gli arrestati e che pur non avevano commesso nessun reato.

 

A. Morelli,

La camera del Lavoro dal 1954 al 1959, in Camera del Lavoro di Piombino. Protagonisti e lotte 1907-1972,

Piombino 1979,p44

 

 

 

 

La vita sociale a Piombino scorreva come quella di altre cittadine della provincia toscana, anche se aveva, veri od illusori che fossero, aspetti di modernità, dati dalla presenza della fabbrica e dai ritmi di vita imposti dal lavoro industriale. Riportiamo l'esperienza di un bambino di allora in un mondo di adulti, del passaggio da un mondo rurale e paesano quale era quello dell'entroterra ad un mondo cittadino fatto di regole diverse. È la Piombino degli anni Cinquanta, con le sue passioni ed i suoi sentimenti, in una quotidianità fatta di piccole, ma significative. cose.


I luoghi dell'infanzia: la campagna e la città.

Il Cotone era allora separato dalla città vera e propria, per un lato dalla fabbrica, per l'altro da campi in parte incolti. Era un po' come un mondo a sé, o almeno così mi sembrava. La casa il piazzale tra i palazzi, il negozio di alimentari dove accompagnavo la nonna, la portineria dello stabilimento dove, per l'intervallo del pranzo, si andava a portare il mangiare al nonno, erano gli spazi che ho più frequentato quando andavo periodicamente a Piombino (l'Autore abitava allora a Campiglia).

Al principio dell'autunno del `52 ero definitivamente stabilito a Piombino. Il trasloco era diventato ormai inprocrastinabile sia per il mio ingresso a scuola, sia perché mio padre non poteva continuare a viaggiare tra la fabbrica e la casa, anche se aveva sostituito la bicicletta con un fiammante "Guzzino". Affittammo un piccolo appartamento, cucina, due camere, bagno e un sottoscala, usato dal babbo per lavorarvi da calzolaio, mestiere che aveva imparato da ragazzino e che non aveva mai abbandonato, nonostante l'impiego in fabbrica. La nuova casa in città mi metteva a disposizione una stanza tutta per me e presentava il vantaggio di essere situata in periferia, a stretto contatto con la campagna (...).

Al termine della scuola elementare avvenne il grande salto. L'acquisto di un appartamento di tre stanze più servizi, in un palazzo di nuova costruzione, vicinissimo al mare mi fece spostare in un'altra zona della città. Anche qui, quartiere in fase di rapida urbanizzazione, trovai ampi spazi verdi: proprio di fronte al mio palazzo un grande orto resiste per quattro anni agli attacchi della speculazione edilizia (...).

La nuova abitazione aveva delle caratteristiche tali che la rendevano ai miei occhi incomparabilmente superiore a tutte quelle in cui fino ad allora ero vissuto (...). I primi tempi le stanze dell'appartamento per quanto poche, erano desolatamente vuote. Eccetto la camera dei genitori il resto era tutto da arredare. Venne prima comprata la mia camera, anche perché, ormai alla scuola media, s'imponeva l'esigenza di attrezzarmi uno spazio per lo studio;seguì poi il salotto, di legno e metallo, in stile "svedese"; infine proprio alla fine dei miei anni d'infanzia arriva il frigorifero, un "Bosch", che ha dato un'ottima prova di sé.

 

F. Angiolini, Accanto ai grandi , in "Memoria. Rivista di storia delle donne"n. 29, 1990 pp.25-40

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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