IDENTITA' DI UNA CITTA' INDUSTRIALE

PAG. XIII

La caduta del fascismo, il 25 luglio del `43,fu seguita a Piombino da manifestazioni di entusiasmo popolare. In quell'estate confusa, ma piena di speranze fu creato un Comitato di Concentrazione Antifascista di cui facevano parte esponenti dei partiti politici antifascisti, appena usciti dalla clandestinità. Questi fermenti dovevano trovare il loro momento più significativo dopo l'armistizio dell'8 settembre, che fece di Piombino un punto cardine nella nascita del movimento di liberazione in Italia. 1110 settembre la popolazione civile, in particolare gli operai dell'Ilva e della Magona a d~fesa delle fabbriche, e i gruppi militari che non si erano sbandati riuscirono a sconfiggere i tedeschi che si apprestavano ad occupare la città. [Testimonianza di Amulio Tognarini, operaio ].

 

La mattina verso le cinque in fabbrica (all'Ilva) si sparge la voce: I tedeschi stanno sbarcando... bisogna uscire.., andiamo a vedere.., bisogna difendersi". Poche ore dopo usciamo in massa dagli stabilimenti e andiamo in piazza dove c'erano altri operai e molta folla: "Che cosa vogliono i tedeschi?". "Perché i comandi li fanno entrare nel porto?". "Ai comandi si urlava

andiamo a sentire cosa dicono ai comandi". "Vogliamo combattere anche noi! Vogliamo le armi". "Perché i comandi non mettono in atto gli ordini di BadogLio?". Ad un tratto comparvero i carabinieri gridando: "Circolare, sgombrare". Noi si rimaneva fermi e si cercava di parlare anche coi carabinieri. Ad un certo punto i militari stavano per fare fuoco. Ma non ne ebbero il tempo; ci si strinse intorno alla macchina urlando. Il maresciallo Ripoldi invitava alla calma e cercava di far capire la gravità della situazione. La folla mi spingeva... Ricordo poi di essere andato alla casa del fascio per cercare armi.

 

U. Spadoni, per una storia, cit. pp77-78 .

 

 

 

 

Veniva così costruito il mito della Piombino ribelle, così come la troviamo ne Il clandestino di Mario Tobino (1962): i compagni di Medusa ricevono da Piombino le prime bombe per compiere attentati contro i nazifascisti. Il compagno di Piombino si permette anche di guardarli con "condiscendente superiorità ".

    La riunione col Rappresentante del Partito ebbe dei momenti acuti. Berto fu anche severo: "Siete dei compagni?". Disse che quella posizione di attesa era di un inconcludente anarchismo.

    Non esisteva una situazione di Medusa, c'era soltanto quella italiana, la lotta contro i nazifascisti.

    "Siamo scoperti. Appena si fa qualcosa siamo arrestati".

    " Si deve operare ed essere cauti, si può agire e salvare l'amministrazione. Le case dei compagni non sospette devono accogliere chi è indiziato. A Verona, a Bologna, a Firenze, in piccoli paesi, già si è agito, sono scoppia te bombe, distrutto ponti, ucciso fascisti e tedeschi".

    "Per le bombe non sappiamo neanche come cominciare, ci manca persino la polvere".

    "Provvederò io, cioè il Partito. A Piombino abbiamo una centrale. Vi manderò un compagno con le bombe, ve le farà portare fino a Medusa. Dobbiamo essere tutti collegati. La vostra posizione trotzkista è deleteria. Dovete mettervi in linea, nella linea del Partito".

    Uno da Piombino doveva portare delle bombe a R.; quelli di Medusa chiesero, dato che era sulla strada, ne portasse quattro anche per loro. La cosa si svolse senza alcun inciampo, ci fu lo sventolio del giornale, i due si avvicinarono, non ci fu bisogno neppure della frase. Salirono sul treno, alzarono le braccia ai pacchi che il compagno di Piombino indica con gli occhi, li tolsero giù, risposero con un "addio" leggermente irritato a quel giovane che si comportava con condiscendente superiorità quasi in quel mestiere lui si' fosse già fatto grossi calli e scesero dal treno.

 

M.Tobino,

Il clandestino, Milano 1971 pp.124-59

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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