IDENTITA' DI UNA CITTA' INDUSTRIALE

PAG. XI

 

    Fra le due guerre, mentre la Magona non mostrò segni di crisi data l'espansione del mercato delle bande stagnate, l'uva invece attraversò un periodo di ristrutturazione tecnologica,fino al potenziamento degli impianti voluto dal "piano autarchico" della Finsider.

La mancanza di carbone nel corso della prima guerra mondiale e poi condizioni interne ed internazionali favorevoli alla siderurgia del rottame, durante il ciclo degli anni Venti e degli anni della grande crisi, penalizzano gli stabilimenti che funzionano a ciclo integrale: per Piombino si tratta di percorrere una strada in salita (...). In ogni caso, partecipe ormai del destino di tutte le strutture produttive che mettono capo all'uva, a partire dal 1932-1933, cioè dopo gli smobilizzi bancari resi necessari dalle ripercussioni della crisi mondiale, lo stabilimento passa sotto la gestione pubblica e la sua gestione viene ad essere inquadrata nell'ambito del gruppo IRI-Finsider. Un primo significativo momento di recupero delle possibilità tecnicoproduttive del "ciclo integrale" e quindi anche dello stabilimento di Piombino si verificò nella seconda meta degli anni Trenta, nel quadro degli obiettivi che l'IRI-Finsider riuscì allora a far assegnare al cosiddetto "piano autarchico" per la siderurgia-12).

 

 

F. Bonelli,

Storia di Una realtà siderurgica

cit.

 

 

 

 


Soprattutto la Magona,fra le due guerre, attuò, nei confronti degli operai una politica paternalistica: essere "antagonisti" negli anni Trenta-Quaranta significava aver raggiunto una posizione di relativo privilegio anche rispetto ai lavoratori dell'Ilva: "piglialo è di Magona". La fabbrica, nelle intenzioni della dirigenza e nèlla mentalità collettiva, doveva essere unita alla città in un binomio indissolubile. Sorse così lo stadio, l'asilo per i bambini e soprattutto il dopolavoro (iscritto all'Opera Nazionale Dopolavoro) che divenne un punto di ritrovo importante per attività ricreative.

IIlluminato da potenti lampade, che facevano risaltare la tinta calda del travertino e il verde delle aiuole distese ai suoi piedi come morbidi tappeti di velluto, a metà di questo viale, sul lato di ponente, si alzava la mole superba di un dopolavoro aziendale. Circondato da una folta spalliera di bosso e da un'artistica inferriata, un poco arretrato sul fronte stradale, sembrava che volesse farsi notare il meno possibile. Ma era egualmente guardato da tutti con simpatia e ammirazione; e gli operai dello stabilimento, i quali avevano il privilegio e la gioia di varcarne la soglia, sentivano per esso un vero affetto. In quelle sere quiete, si potevano notare, tra il passeggiare calmo dei cittadini, gruppetti quasi sempre composti da un uomo, da una donna e qualche bambino. Scantonavano felici, davano uno sguardo alla luce del dopolavoro e affrettavano il passo. L'ampio e signorile salone si riempiva così di famiglie operaie, le quali, senza spendere un centesimo, potevano godersi uno spettacolo dignitoso e divertente. Spirava nella grande sala chiara, un'aria di famiglia che aiutava il necessario riposo (...). Nella sala di prova della sezione filodrammatica erano riuniti una decina di dopolavoristi attori.

 

E. Sole,

Il momento buono, in Turno di notte, Livorno,1940

 

 

 



Un discorso a parte merita l'organizzazione delle famiglie e il ruolo della donna: se l'universo della fabbrica a Piombino è quasi esclusivamente maschile, il ruolo della donna nella società piombinese è fondamentale. È lei che alleva ifigli (difronte ad un marito spesso assente, non solo fisicamente), che fa quadrare il magro bilanciofainiliare, che manda avanti la casa: insomma è il cosiddetto "anello forte". Non mancavano tuttavia donne, sia pure una piccola minoranza, che lavoravano in fabbrica, ad esempio alla fabbrica di mattoni o in Magona alla sfogliatura della latta.

Sulina oggi (1991) ha settantotto anni e a diciotto aveva iniziato a lavorare in fabbrica. Fabbricava i mattoni, si alzava alle sei, per arrivare in tempo al lavoro. Gli uomini fabbricavano i mattoni e lei con altre donne li aiutavano. Spesso Sulina andava a mangiare a casa e poi tornava al lavoro, altre volte invece portava con sé un panino e questo era il pasto quotidiano. Quando tornava a casa aveva le gambe gonfie, per i lunghi tragitti fatti in fabbrica sotto il sole e la pioggia. Guadagnava circa quarantacinque-cinquanta lire al mese, con le quali faceva le sue piccole spese, privilegiando il corredo. A quel tempo indossava lunghe gonne anche in fabbrica, perché prima le donne lavoratrici non portavano i pantaloni. Sul lavoro aveva molte amiche, con le quali poteva parlare di tutto, si scambiavano idee e sogni. Era fortunata rispetto alle altre, perché era assicurata ed aveva un libretto di lavoro. Il desiderio di Sulina era quello di sposarsi e vivere una vita meno faticosa di quella che aveva vissuto nell'infanzia; fu felice quindi quando incontrò l'uomo dei suoi sogni, della sua vita.

 
Alla fabbrica di mattoni in, Le gonne lunghe, cit. pp.12-13

 

 

 

 

 

 




seguono note...



12 Nel 1937 fu istituita la Finsider, con 900 milioni di capitale, con il compito di riorganizzare e coordinare la siderurgia nazionale, in particolare la Terni, l'llva, la Siac (ex-Ansaldo), la Dalmine. La riorganizzazione del settore incentrato ora sulla siderurgia da minerale e non più da rottame, portò al rilancio degli stabilimenti di Piombino e Bagnoli e alla costruzione di quellodi Cornigliano.

 

 

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