STENDHAL : SULL'AMORE

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XVIII

Una cosa analoga la si nota al teatro per gli attori amati dal pubblico; gli spettatori non sono più sensibili a ciò che essi possono avere di bellezza reale. Le Kain, malgrado la sua notevole bruttezza, suscitava passioni a volontà; lo stesso succedeva a Garrick, per parecchie ragioni; ma soprattutto perché non si vedeva più la bellezza reale dei loro lineamenti o delle loro maniere, bensì quella che da molto tempo l'immaginazione era abituata a prestar loro, come riconoscimento e ricordo di tutti i piaceri che essi le avevano procurato; e, per esempio, l'aspetto soltanto di un attore comico fa ridere appena egli entra in scena.
Una giovinetta che veniva condotta al "Français" per la prima volta poteva ben provare una certa estraneità per Le Kain, durante la prima scena; ma presto egli la faceva piangere o fremere ; e come resistere alle parti di Tancredi o di Orosmane? Se per lei la bruttezza era ancora in qualche modo visibile, l'entusiasmo di tutto un pubblico e l'effetto nervoso che produce su un giovane cuore riuscivano molto rapidamente a eclissarla. Della bruttezza non restava che il nome, e neppure quello poiché si sentivano donne entusiaste di Le Kain esclamare: Com'è bello!
Ricordiamoci che la bellezza è l'espressione del carattere, o, altrimenti detto delle abitudini morali, e che essa non è dunque soggetta a nessuna passione. Ora, è proprio la passione che ci occorre; la bellezza non può fornirci che delle probabilità sul conto di una donna, e ancora delle probabilità sulla sua padronanza di sé; ma gli sguardi della vostra amante segnata dal vaiolo sono una realtà incantevole che annienta tutte le probabilità possibili.

XIX o SEGUITO SULLE ECCEZIONI ALLA BELLEZZA

 

Le donne intelligenti e tenere ma con sensibilità timorosa e diffidente, che all'indomani del giorno in cui hanno fatto la loro comparsa in società passano mille volte in rivista e con una timidezza dolorosa ciò che hanno potuto dire o lasciare indovinare; queste donne, dico, si abituano facilmente alla mancanza di bellezza negli uomini, e ciò non è di ostacolo ad amarli.
Per lo stesso principio si è quasi indifferenti al grado di bellezza di un'amante adorata, che vi tratta con molta durezza. Non c'è quasi più cristallizzazione di bellezza; e quando l'amico che vuole guarirvi, vi dice che non è bella, voi quasi ne convenite ed egli crede di aver fatto un gran passo.
Il mio amico, il coraggioso capitano Trab, mi descriveva stasera quello che aveva provato un tempo vedendo Mirabeau.
Nessuno guardando quel grand'uomo provava per quel che vedeva un sentimento sgradevole, cioè nessuno lo trovava brutto. Trascinati dalle sue parole folgoranti non si era attenti, non si trovava piacere ad osservare se non a ciò che nel suo viso era bello. Siccome non aveva quasi alcun lineamento bello (della bellezza della scultura o della pittura), non si era attenti se non a ciò che era bello di un'altra bellezza, della bellezza d'espressione.
Nel tempo stesso che l'attenzione chiudeva gli occhi a tutto ciò che era brutto, pittoricamente parlando, essa si attaccava con slancio ai più piccoli particolari passabili, per esempio, alla bellezza della sua vasta capigliatura; se avesse avuto delle corna, sarebbero apparse belle.
La presenza tutte le sere di una graziosa danzatrice obbliga all'attenzione le anime disgustate di tutto o prive d'immaginazione che guarniscono la galleria dell'Opéra. Con i suoi movimenti graziosi, arditi e singolari, essa risveglia l'amore fisico e procura forse in queste anime la sola cristallizzazione ancora possibile. È così che una bruttina che non si sarebbe onorata di uno sguardo per la strada, soprattutto da parte di gente ormai frusta, se appare spesso sulla scena, trova da farsi mantenere a caro prezzo. Geoffroy diceva che il teatro è il piedistallo delle donne. Più una danzatrice è celebre e consumata, più ella vale; da qui il proverbio delle coulisses: "Trova a vendersi una che non avrebbe trovato a darsi".
Queste ragazze rubano una parte delle loro passioni ai loro amanti, e sono molto suscettibili all'amore per puntiglio.
Come fare per non associare sentimenti generosi o amabili alla fisionomia di un'attrice i cui lineamenti non hanno niente che colpisca, ma che guardiamo tutte le sere per due ore, mentre esprime i sentimenti più nobili, e che non conosciamo in modo diverso? Quando infine si giunge ad essere ricevuti da lei, i suoi lineamenti vi ricordano sentimenti così piacevoli che tutta la realtà che la circonda, per quanto poco nobile essa sia qualche volta, si riveste subito di un colore romantico e commovente.
"Nella mia prima giovinezza, entusiasta della noiosa tragedia francese, quando avevo la fortuna di cenare con la Signorina Olivier, mi sorprendevo in ogni momento il cuore pieno di rispetto, quasi credessi di parlare a una regina; e realmente non ho mai saputo bene se vicino a lei ero stato innamorato di una regina o di una graziosa ragazza."

XX

 

Forse gli uomini che non sono suscettibili di provare l'amore-passione sono quelli che sentono più vivamente l'effetto della bellezza; questa è almeno l'impressione più forte che essi possano ricevere dalle donne.
L'uomo che si è sentito battere il cuore vedendo da lontano il cappello di raso bianco dell'oggetto amato è molto stupito della freddezza in cui lo lascia il contatto con la più grande bellezza del mondo. Osservando l'entusiasmo degli altri può persino avere un moto di dispiacere.
Le donne estremamente belle meravigliano meno il secondo giorno. È una grande disavventura, e ciò scoraggia la cristallizzazione. La loro bellezza essendo visibile a tutti, ed essendo decorativa, devono contare più sciocchi nella lista dei loro amanti, e cioè dei principi, dei milionari ecc.

XXI o SUL PRIMO INCONTRO

 

Un'anima piena d'immaginazione è tenera e ombrosa, dico questo anche dell'anima più ingenua. Può essere diffidente senza accorgersene; ha provato tante delusioni nella vita! Perciò tutto ciò che è previsto scontato e ufficiale nella presentazione di un uomo, sgomenta l'immaginazione e allontana la possibilità della cristallizzazione. L'amore trionfa, al contrario, in ciò che a prima vista è romantico. Nulla di più semplice; lo stupore che fa lungamente pensare a una cosa straordinaria, è già metà del movimento cerebrale necessario alla cristallizzazione.
Citerò l'inizio degli amori di Serafina (Gil Blas, tomo II, p. 142). È don Fernando che racconta la sua fuga quando era inseguito dagli sbirri dell'inquisizione... "Dopo aver attraversato qualche viale del parco in una profonda oscurità, mentre la pioggia continuava a cadere a torrenti, arrivai vicino ad un salotto la cui porta era aperta; vi entrai, e dopo che ne ebbi notato tutta la magnificenza... vidi che su uno dei lati c'era una porta appena appoggiata; la socchiusi e scorsi un susseguirsi di camere delle quali solo l'ultima era illuminata. Che devo fare? Mi dissi allora. Non potei resistere alla curiosità. Avanzo, attraverso le camere, arrivo a quella dove c'era della luce, cioè una candela che ardeva su un tavolo di marmo in un candeliere d'argento dorato... Ma subito gettando lo sguardo su un letto le cui tende erano mezzo aperte per il caldo, vidi un oggetto che s'impadronì di tutta la mia attenzione, era una giovane donna che malgrado il rumore del tuono che si era appena fatto sentire, dormiva d'un sonno profondo... Mi avvicinai a lei... Mi sentii preso... Mentre m'inebriavo del piacere di contemplarla, si svegliò. Immaginate quale fu la sua sorpresa di vedere nella sua camera e nel mezzo della notte un uomo che non conosceva. Fremette scorgendomi, e gettò un grido... Mi sforzai di rassicurarla, e mettendo il ginocchio a terra: Signora, le dissi, non tema... Ella chiamò le sue domestiche... Fattasi un poco più ardita per la presenza di una servetta, mi chiese in modo altero chi io fossi ecc. ecc. ecc."
Ecco una prima vista che non è facile dimenticare. Cosa c'è di più sciocco, al contrario, nei nostri costumi attuali, della presentazione ufficiale e quasi sentimentale del futuro alla giovinetta! Questa prostituzione legale arriva perfino a ferire il pudore.
"Ho appena visto questo pomeriggio, 17 febbraio 1790, (dice Chamfort, 4, 155) una cerimonia di famiglia come si dice, cioè degli uomini reputati onesti e una società rispettabile applaudire alla felicità di Mademoiselle de Marille, una giovane bella, intelligente, virtuosa, che ha il vantaggio di diventare la sposa del Signor R., vecchio malandato, ripugnante, indecente, imbecille ma ricco e ch'ella ha visto per la terza volta oggi firmando il contratto.
"Se qualcosa caratterizza questo secolo infame è un simile argomento di trionfo, è il ridicolo di una tale gioia, e, in prospettiva, la crudeltà puritana con la quale la stessa società verserà disprezzo a piene mani sulla più piccola imprudenza di una povera giovane donna innamorata."
Tutto ciò che è cerimonia, per la sua stessa essenza di cosa affettata e prevista in anticipo, nella quale si tratta di comportarsi in modo conveniente, paralizza l'immaginazione e non la lascia desta che per ciò che è contrario allo scopo della cerimonia, e ridicolo; da qui l'effetto magico della più piccola battuta di spirito. Una povera giovane, piena di timidezza e di pudore offeso durante la presentazione ufficiale del suo futuro non può pensare che al ruolo che ella vi recita; questo è ancora un modo sicuro per soffocare l'immaginazione. È molto più contrario al pudore mettersi a letto con un uomo che si è visto solo due volte, dopo tre parole latine dette in chiesa, che cedere malgrado se stessi ad un uomo che si adora da due anni. Ma io parlo un linguaggio assurdo.
Il p[apismo] è certo la sorgente feconda dei vizi e dell'infelicità che fanno seguito ai nostri attuali matrimoni. Rende impossibile la libertà per le giovani donne prima del matrimonio, e il divorzio dopo, quando esse si sono sbagliate, o piuttosto quando le hanno ingannate nella scelta che hanno fatto far loro. Guardate la Germania, il paese dei buoni matrimoni; una gentile principessa, (la Signora duchessa di Sa[gan], vi si è appena sposata con tutto l'onore per la quarta volta, ed ella non ha mancato d'invitare alla festa i suoi primi tre mariti con i quali è in ottimi rapporti. Ecco l'eccesso ; ma un solo divorzio che punisce il marito delle sue tirannie, impedisce migliaia di cattivi matrimoni. Quel che è divertente è che Roma è uno dei paesi in cui si vede il maggior numero di divorzi.
L'amore ama a prima vista una fisionomia che riveli insieme in un uomo, qualcosa da rispettare e da compiangere.

XXII o SULL'ESALTAZIONE

 

Alcuni spiriti molto delicati sono estremamente suscettibili alla curiosità e al preconcetto; si nota questo soprattutto nelle anime nelle quali il fuoco sacro sorgente delle passioni s'è spento, ed è uno dei sintomi più funesti. C'è dell'esaltazione anche negli studenti che entrano in società. Alle due estremità della vita con troppa o troppo poca sensibilità, non ci si espone con semplicità a sentire il giusto effetto delle cose, a provare la vera sensazione che esse devono dare. Quelle anime troppo ardenti o ardenti in modo incostante, innamorate a credito, se si può dire così, si gettano sugli oggetti invece di attenderli.
Prima che la sensazione, che è la conseguenza della natura degli oggetti, arrivi fino a loro, esse li coprono da lontano e prima di vederli, di quell'incanto immaginario di cui trovano in se stesse una sorgente inesauribile. Poi, avvicinandosene, esse vedono queste cose, non tali e quali sono, ma tali e quali se le sono create,e, godendo di se stesse sotto l'apparenza di tale oggetto, esse credono di godere di quell'oggetto. Ma, un bel giorno, ci si stanca di fare tutte le spese, si scopre che l'oggetto adorato non rimanda la palla; l'esaltazione cade, e lo smacco che l'amor proprio riceve rende ingiusti verso l'oggetto troppo apprezzato.

XXIII o SUI COLPI DI FULMINE

 

Bisognerebbe cambiare questa definizione ridicola ; tuttavia la cosa esiste. Ho visto l'amabile e nobile Guglielmina, disperazione dei belli di Berlino, disprezzare l'amore, e prendersi gioco delle sue follie. Brillante di giovinezza, di spirito, di bellezza, di fortune di ogni genere, un patrimonio senza limiti, dandole l'occasione di sviluppare tutte le sue qualità, sembrava cospirare con la natura per presentare al mondo l'esempio così raro d'una felicità perfetta accordata a una persona che ne è perfettamente degna. Ella aveva ventitré anni; già a corte aveva liquidato gli omaggi degli uomini di più alto lignaggio; la sua virtù modesta ma incrollabile, era citata come esempio, e ormai gli uomini più amabili, disperando di piacerle, aspiravano solo alla sua amicizia. Una sera ella va al ballo dal principe Fernando e balla dieci minuti con un giovane capitano.
"Da quel momento, scriveva in seguito ad un'amica, egli fu padrone del mio cuore e di me stessa, e questo a un punto che il terrore mi avrebbe invasa, se la felicità di vedere Ermanno mi avesse lasciato il tempo di pensare al resto dell'esistenza. Il mio unico pensiero era di osservare se mi concedeva un po' di attenzione.
"Oggi la sola consolazione che io possa trovare ai miei errori è di cullarmi nell'illusione che una forza superiore mi ha rapito a me stessa e alla ragione. Non posso con nessuna parola descrivere, in un modo che si avvicini alla verità, fino a qual punto giunsero, solo a vederlo, il disordine e il turbamento di tutto il mio essere. Arrossisco nel pensare con quale rapidità e violenza ero trascinata verso di lui. Se la sua prima parola, quando infine mi parlò, fosse stata: Mi adora? veramente non avrei avuto la forza di non rispondergli: Sì. Ero lontana dal pensare che gli effetti di un sentimento potessero essere nello stesso tempo così improvvisi e così poco previsti. Al punto che per un momento credetti di essere stregata.
"Sfortunatamente lei e la gente, mia cara amica, sapete che ho molto amato Ermanno: ebbene mi fu così caro in capo ad un quarto d'ora, che dopo non ha potuto diventarmelo di più. Vedevo tutti i suoi difetti e glieli perdonavo tutti, purché mi amasse.
"Dopo poco che ebbi ballato con lui, il re se ne andò; Ermanno che faceva parte del distaccamento di servizio del re, fu obbligato a seguirlo. Con lui tutto si eclissò per me nella natura. Invano tenterei di dipingervi la profonda depressione da cui mi sentivo oppressa dall'istante in cui non lo vidi più. Non trovava uguali se non nella vivacità del desiderio che avevo di trovarmi sola con me stessa.
"Potei finalmente andarmene. Appena chiusa a doppia mandata nel mio appartamento volli resistere alla mia passione. Credetti di riuscirvi. Ah! mia cara amica, come pagai caro quella sera, e i giorni seguenti il piacere di potermi credere virtuosa!"
Quel che si è appena letto è il racconto esatto di un avvenimento che costituì la notizia del giorno, poiché in capo a un mese o due la povera Guglielmina fu abbastanza infelice da render palese il suo sentimento. Fu questa l'origine di un lungo seguito di disgrazie che l'hanno fatta morire così giovane, e in modo così tragico, avvelenata da se stessa o dal suo amante. Tutto ciò che potemmo vedere di questo giovane capitano, è che ballava molto bene; aveva molta gaiezza, e ancor maggiore sicurezza, una grande aria di bontà, e viveva con delle prostitute; per il resto, appena nobile, molto povero, non frequentava la corte.
Non solo non deve esserci diffidenza, ma occorre la stanchezza della diffidenza, e per così dire l'impazienza del coraggio contro le evenienze della vita. L'anima, a sua insaputa annoiata di vivere senza amare, convinta malgrado se stessa, dall'esempio delle altre donne, dopo aver superato tutti i timori della vita, scontenta della triste soddisfazione dell'orgoglio, s'è fatta, senza accorgersene, un modello ideale. Essa incontra un giorno un essere che assomiglia a questo modello, la cristallizzazione riconosce il suo oggetto dal turbamento che ispira e consacra per sempre al padrone del suo destino ciò che essa sognava da tanto tempo.
Le donne soggette a questa sventura hanno troppa elevatezza d'animo per amare altrimenti che per passione. Esse sarebbero salve se potessero abbassarsi alla galanteria.
Siccome il colpo di fulmine nasce da una segreta stanchezza di ciò che il catechismo chiama virtù, e dalla noia che produce l'uniformità della perfezione, sarei abbastanza convinto che il più delle volte debba cadere su ciò che il mondo chiama cattivi soggetti. Io dubito molto che l'aria alla Catone abbia mai generato colpi di fulmine.
Quel che li rende così rari è il fatto che se il cuore che ama così in anticipo ha il più piccolo sentimento della sua situazione, non è più possibile il colpo di fulmine.
Una donna resa diffidente dalle disavventure non è suscettibile a questo rivolgimento dell'animo. Niente facilita tanto questi innamoramenti immediati quanto le lodi prodigate prima, e da donne, alla persona che ne sarà l'oggetto.
Una delle fonti più comiche delle avventure amorose, sono i falsi colpi di fulmine. Una donna annoiata, ma non sensibile, si crede innamorata per la vita per la durata di un'unica sera. Ella è fiera d'aver infine trovato uno di quei grandi movimenti dell'animo che la sua immaginazione inseguiva. L'indomani ella non sa più dove nascondersi, e soprattutto come evitare l'infelice oggetto ch'essa adorava la sera prima. Le persone intelligenti sanno vedere, cioè mettere a profitto quel genere di colpi di fulmine.
Anche l'amore-fisico ha i suoi colpi di fulmine. Ieri abbiamo visto la donna più graziosa e più facile di Berlino, arrossire a un tratto nella sua carrozza dove ci trovavamo con lei. Il bel tenente Findorff era appena passato. Essa è caduta in una fantasticheria profonda, poi nell'inquietudine. La sera, a quanto essa mi confessò durante lo spettacolo, provava delle sensazioni strane, degli slanci, non pensava che a Findorff, a cui non ha mai parlato. Se avesse osato, mi diceva, l'avrebbe mandato a cercare; quel grazioso viso presentava tutti i segni della passione più violenta. Questo stato d'animo durava ancora l'indomani; in capo a tre giorni poiché Findorff aveva fatto lo sciocco, essa non ci pensò più. Un mese dopo le era odioso.

XXIV o VIAGGIO IN UN PAESE SCONOSCIUTO

 

Consiglio alla maggior parte della gente nata nel Nord di saltare il presente capitolo. È una dissertazione oscura su alcuni fenomeni relativi all'arancio, albero che cresce o giunge alla sua piena altezza soltanto in Italia e in Spagna. Per essere intelligibile altrove avrei dovuto sminuire i fatti.
Ciò a cui non avrei mancato se avessi progettato un solo istante di scrivere un libro generalmente piacevole. Ma poiché il cielo mi ha negato il talento letterario, ho pensato unicamente di descrivere con tutta la malagrazia della scienza ma anche con tutta la sua esattezza, certi fatti di cui un soggiorno prolungato nel paese dell'arancio m'ha reso involontario testimone. Federico il Grande o talaltro uomo famoso del Nord, che non ha mai avuto occasione di vedere l'arancio direttamente nella terra, m'avrebbe senza dubbio negato i seguenti fatti e negato in buona fede. Rispetto infinitamente la buona fede e vedo il suo perché.
Potendo questa dichiarazione sincera apparire orgoglio, aggiungo la riflessione che segue:
Noi scriviamo a caso ciascuno secondo la sua verità, e ciascuno smentisce il suo vicino. Nei nostri libri vedo altrettanti biglietti della lotteria; non hanno in realtà maggior valore. La posterità, dimenticando gli uni, e ristampando gli altri, dichiarerà i biglietti vincenti. Fino a quel momento, siccome ognuno di noi ha scritto del suo meglio ciò che gli sembra vero non ha affatto ragione di prendersi gioco del vicino, a meno che la satira non sia scherzosa, nel qual caso ha sempre ragione, soprattutto se scrive come il Signor Courier a Del Furia.
Dopo questo preambolo, entrerò coraggiosamente nell'esame di fatti che, ne sono convinto, sono stati raramente osservati a Parigi. Ma infine, a Parigi, città superiore a tutte le altre, non si vedono aranci a piena terra come a Sorrento; ed è a Sorrento patria del Tasso, sul golfo di Napoli, in una posizione, a mezza costa sul mare, più pittoresca ancora di quella della stessa Napoli, ma dove non si legge il Miroir, che Lisio Visconti ha osservato e annotato i fatti seguenti:
Quando si deve incontrare di sera la donna che si ama, l'attesa di una così grande gioia rende insopportabili tutti i momenti che ce ne separano.
Una febbre divorante fa prendere e lasciare venti occupazioni. Si guarda l'orologio ogni moniento, e si è felicissimi quando si è potuto far passare dieci minuti senza guardarlo; l'ora tanto desiderata suona finalmente, e quando si è alla sua porta, pronti a bussare, si sarebbe contenti di non trovarla; soltanto per riflessione ne saremmo dispiaciuti: in una parola l'attesa di vederla produce un effetto sgradevole.
Queste sono cose che fanno dire alla brava gente che l'amore sragiona.
L'immaginazione infatti, tratta violentemente dai sogni deliziosi nei quali ogni piccola tappa è fonte di gioia, è riportata alla dura realtà.
L'animo sensibile sa bene che nel duello che comincerà non appena la vedrete, la più piccola negligenza, la più lieve mancanza d'attenzione o di coraggio sarà punita con una disfatta, che avvelenerà per molto tempo i sogni dell'immaginazione, e che, al di là dell'interesse della passione, se si cercasse di rifugiarvisi sarà umiliante per l'amor proprio. Ci si dice: ho mancato di spirito, ho mancato di coraggio; ma non si ha coraggio verso ciò che si ama, se non amandolo meno.
Quest'ultimo barlume d'attenzione che strappiamo con tanta fattica ai sogni della cristallizzazione, fa sì che, nei primi discorsi alla donna che si ama, sfuggono una folla di cose senza senso o che hanno un senso contrario a ciò che si sente; o, cosa ancora più straziante, si esagerano i propri sentimenti, ed essi divengono ridicoli agli occhi di lei. Poiché si sente vagamente che non si fa abbastanza attenzione a ciò che si dice, un movimento meccanico ci fa curare ed esagerare la declamazione. Tuttavia non si può tacere a causa dell'imbarazzo del silenzio, durante il quale si potrebbe pensare a lei ancora meno. Si dicono dunque con aria sentita una moltitudine di cose che non si sentono e che si sarebbe molto imbarazzati di dover ripetere; ci si ostina a rifiutare di esser presenti presso di lei per appartenerle di più. Nei primi momenti che conobbi l'amore, questa stranezza che sentivo in me, mi faceva credere di non amare.
Io comprendo la vigliaccheria, e come i coscritti fuggano la paura gettandosi a corpo morto in mezzo al fuoco. Il numero di sciocchezze che ho detto in questi due anni per non tacere, mi mette alla disperazione quando ci penso.
Ecco ciò che dovrebbe ben mettere in evidenza agli occhi delle donne la differenza tra l'amore-passione e la galanteria, tra .l'anima sensibile e l'anima prosaica.
In quei momenti decisivi l'una guadagna quel che l'altra perde; l'anima prosaica riceve giustamente il grado di calore che di solito le manca, mentre la povera anima tenera sragiona per eccesso di sentimento, e, per di più ha la pretesa di nascondere la sua follia. Tutta occupata a dominare i propri slanci, è ben lontana dal sangue freddo che occorre per prender del vantaggio, ed esce in disaccordo da una visita in cui l'anima prosaica avrebbe fatto un grande passo avanti. Dal momento in cui sono in gioco gli interessi troppo vivi della sua passione, un'anima tenera e orgogliosa non può essere eloquente verso ciò ch'essa ama; l'insuccesso le fa troppo male. L'anima comune, invece, calcola solo le possibilità di successo, non si sofferma a presentire il dolore della sconfitta, e, fiera di ciò che la rende comune, prende in giro l'anima sensibile, che, con tutta l'intelligenza possibile, non ha mai la spigliatezza necessaria per dire le cose più semplici e di più sicuro successo. L'anima tenera, ben lontana dal poter nulla strappare con la forza, deve rassegnarsi a non ottenere, che la carità dell'oggetto amato. Se la donna che si ama è veramente sensibile, si ha sempre motivo di pentirsi di aver voluto obbligarsi a parlarle d'amore. Si ha l'aria vergognosa, si ha l'aria gelida, si avrebbe l'aria di mentire, se la passione non si tradisse attraverso altri segni sicuri. Esprimere ciò che si prova così vivamente e così particolareggiatamente, in tutti gli istanti della vita, è un lavoro pesante e ingrato che ci imponiamo, perché abbiamo letto dei romanzi, giacché se si fosse naturali non si intraprenderebbe mai una cosa così penosa. Invece di voler parlare di quello che si provava un quarto d'ora prima, e invece di sforzarsi di fare un quadro generale e interessante, si esprimerebbe con semplicità il particolare di ciò che si prova in quel momento ; ma no, ci si fa estrema violenza per riuscire meno bene, e siccome ciò che si dice manca dell'evidenza della sensazione immediata e la memoria non è libera, si trovano convenienti in quel momento e si esprimono cose del ridicolo più umiliante.
Quando infine, dopo un'ora di turbamento, questo sforzo estremamente penoso di ritrarsi dai giardini incantati dell'immaginazione, per godere semplicemente della presenza dell'oggetto amato è fatto, accade spesso che si debba separarsene.
Tutto ciò sembra una stravaganza. Ho visto di meglio ancora, era un mio amico condannato a un tratto, da una donna che egli amava fino all'idolatria e che pretendeva di essere offesa per non so quale mancanza di delicatezza che non si è mai voluto confidarmi, a non vederla che due volte al mese. Queste visite così rare e così desiderate, erano un accesso di follia, e occorreva tutta la forza di carattere di Salviati perché ciò non apparisse evidente.
Fin dall'inizio, l'idea della fine della visita è troppo presente perché si possa trovarvi piacere. Si parla molto senza ascoltarsi; spesso si dice il contrario di ciò che si pensa. Ci s'imbarca in ragionamenti che si è obbligati ad interrompere bruscamente, a causa della loro ridicolaggine, se si perviene a risvegliarsi e ad ascoltarsi. Lo sforzo che si fa è così violento che si appare freddi. L'amore si nasconde proprio per il suo eccesso.
Lontano da lei l'immaginazione era cullata dai dialoghi più incantevoli; si provavano gli slanci più teneri e più commoventi. Ci si crede così per dieci o dodici giorni l'audacia di parlarle; ma due giorni prima di quello che dovrebbe essere felice, la febbre comincia, e raddoppia man mano che ci si avvicina al terribile istante.
Al momento di entrare nel suo salotto, si è ridotti per non fare o dire sciocchezze incredibili, ad abbarbicarsi alla risoluzione di tacere, e di guardarla per potersi almeno ricordare del suo viso. Appena in sua presenza sopravviene una specie di ebbrezza degli occhi. Ci si sente portati come maniaci a compiere azioni strane, si ha la sensazione di avere due anime; una per fare e l'altra per biasimare ciò che si fa. Si sente confusamente che l'attenzione così tesa prestata a qualche cosa di poca importanza rinfrescherebbe il sangue per un momento, facendo perdere di vista la fine della visita e l'infelicità di lasciarla per quindici giorni.
Se incontra lì qualche seccatore che racconta una storia senza interesse, nella sua inesplicabile follia, il povero amante, come se fosse angosciato di perdere momenti così rari, si fa tutto attenzione. Quell'ora che si riprometteva tanto deliziosa, passa come una freccia bruciante, e tuttavia egli percepisce con indicibile amarezza, tutte le piccole circostanze che gli mostrano quanto è divenuto estraneo a ciò che ama. Si trova in mezzo a gente indifferente in visita e si vede il solo ad ignorare tutti i minuti particolari della vita di lei nei giorni passati. Alla fine esce; e, mentre la saluta freddamente, ha l'orribile sentimento di essere a quindici giorni dal rivederla; nessun dubbio che soffrirebbe meno a non vedere mai l'oggetto amato. È nel genere, ma molto più nero, della vicenda del duca di Policastro, che ogni sei mesi faceva cento leghe per vedere un quarto d'ora, a Lecce, un'amante adorata e sorvegliata da un geloso.
Si vede bene qui la volontà senza influenza sull'amore: indignati contro la propria amante e contro se stessi, come ci si precipiterebbe con furore nell'indifferenza! L'unico bene di questa visita è quello di rinnovare il tesoro della cristallizzazione.
La vita per Salviati era divisa in periodi di quindici giorni che assumevano il colore della serata in cui gli era stato permesso di vedere la Signora... ; per esempio, fu pazzo di felicità il 21 maggio , e il 2 giugno non tornava a casa per paura di cedere alla tentazione di bruciarsi le cervella.
Ho visto quella sera che i romanzieri hanno descritto assai male il momento del suicidio. "Ho sete," mi diceva Salviati con semplicità, "ho bisogno di prendere questo bicchiere d'acqua." Non ostacolai la sua risoluzione, lo salutai, ed egli si mise a piangere.
Proprio per il turbamento che accompagna i discorsi degli amanti, non sarebbe saggio trarre conseguenze troppo affrettate da un particolare isolato della conversazione. Essi non rivelano in pieno i loro sentimenti se non nelle parole impreviste; quello è il grido del cuore. Per il resto, è dalla fisionomia dell'insieme delle cose dette che si possono fare induzioni. Bisogna ricordarsi che abbastanza spesso un essere molto turbato non ha il tempo di scorgere il turbamento della persona che è causa del suo.

XXV o LA PRESENTAZIONE

 

Sono pieno d'ammirazione per la finezza, la sicurezza di giudizio con le quali vedo le donne cogliere certi particolari, ma dopo un istante le vedo portare alle stelle uno sciocco, lasciarsi commuovere fino alle lacrime da una insulsaggine, dar grande peso a una piatta affettazione come fosse un segno di carattere. Non arrivo a rendermi conto di tanta balordaggine. Bisogna che ci sia in ciò una legge generale che non conosco.
Attente a un pregio in un uomo, e trascinate da un particolare, esse lo sentono vivamente e non hanno più occhi per il resto. Tutto il fluido nervoso è impiegato per godere di questa qualità, non ne resta più per vedere le altre.
Ho visto uomini del più grande valore essere presentati a donne di molta intelligenza; era sempre un granello di prevenzione che decideva dell'effetto del primo incontro.
Se mi si vuol permettere un dettaglio confidenziale, racconterò che l'amabile colonnello L[a] B [édoyère] stava per essere presentato alla Signora de Struve di Königsberg; donna di prim'ordine. Ci dicevamo: "Farà colpo?" Si scommette. Mi avvicino alla Signora de Struve, e le racconto che il colonnello porta due giomi di seguito le sue cravatte; il secondo giorno fa il bucato del Guascone; ella infatti potrà notare sulla cravatta delle pieghe verticali. Niente di più evidentemente falso.
Mentre finivo il mio discorso, annunciano quell'uomo affascinante. Il più meschino fatuo di Parigi avrebbe prodotto più effetto. Notate che la Signora de Struve amava ; è una donna onesta e non poteva essere questione di galanteria fra loro. Mai due caratteri sono stati fatti di più l'uno per l'altro. Biasimavano la Signora de Struve di essere sognatrice, e soltanto la virtù spinta fino al romanzesco, poteva commuovere L[a] B[édoyère]. Essa lo ha fatto fucilare molto giovane.
È stato dato alle donne di provare in modo ammirevole, le sfumature d'affetto, le variazioni più insensibili del cuore umano, i più leggeri movimenti dell'amor proprio.
Esse hanno a questo riguardo un organo che ci manca; guardatele mentre curano un ferito.
Eppure forse non vedono quel che è spirito, disposizione morale. Ho visto le donne più distinte incantarsi per un uomo di spirito che non ero io, e al tempo e quasi con le stesse parole, ammirare i più grandi babbei. Mi sentivo colpito come un conoscitore che vede prendere i più bei diamanti per strass, e preferire gli strass se sono più grossi.
Ne concludevo che con le donne bisogna osare tutto. Là dove il generale Lasalle non è riuscito, un capitano che porta i baffi e bestemmia riesce. Nei pregi degli uomini c'è sicuramente tutto un lato che sfugge loro.
Per me, torno sempre alle leggi fisiche. Il fluido nervoso negli uomini è consumato dal cervello e nelle donne dal cuore; è per questo ch'esse sono più sensibili. Un intenso lavoro obbligato, e nel mestiere che abbiamo fatto tutta la vita, ci consola, ma per loro niente può consolarle se non la distrazione.
Appiani, che crede alla virtù soltanto come cosa estrema, e col quale andavo stasera a caccia d'idee, quando gli ho esposto quelle di questo capitolo, mi ha risposto:
"La forza d'animo che Eponina impiegava con una devozione eroica a far vivere suo marito nella caverna sotterranea, e a impedirgli di cadere nella disperazione, se fossero vissuti tranquillamente a Roma, essa l'avrebbe impiegata a nascondergli un amante; occorre un alimento per le anime forti."

XXVI o SUL PUDORE

 

Una donna del Madagascar lascia vedere senza pensarci ciò che qui si nasconde di più, ma morirebbe di vergogna piuttosto di mostrare il suo braccio. È chiaro che tre quarti del pudore sono imparati. È forse la sola legge, figlia della civiltà che non produca che felicità.
Si è osservato che gli uccelli da preda si nascondono per bere, e infatti obbligati a immergere la testa nell'acqua, sono in quel momento senza difesa. Dopo aver considerato ciò che succede a Otaiti, non vedo altro fondamento naturale al pudore.
L'amore è il miracolo della civiltà. Nei popoli selvaggi o troppo barbari non si trova che amore fisico e dei più grossolani.
Il pudore offre all'amore l'aiuto dell'immaginazione, ed è come dargli la vita.
Il pudore è insegnato molto presto alle bambine dalle loro madri, e con un'estrema sollecitudine, si direbbe quasi per spirito di corpo; il fatto è che le donne si prendono cura in anticipo della felicità dell'amante che esse avranno.
Per una donna timida e sensibile non deve esserci nulla al di sopra del supplizio di essersi permessa in presenza di un uomo, qualcosa di cui essa crede di dover arrossire; sono convinto che una donna, un po' fiera, preferirebbe mille morti. Una piccola libertà, presa come una tenerezza dall'uomo che si ama, dà un momento di vivo piacere; se egli ha l'aria di biasimarla o solamente di non goderne con trasporto, essa deve lasciare nell'animo un dubbio spaventoso. Per una donna al di sopra del comune, c'è tutto da guadagnare ad avere dei modi molto riservati. Il gioco non è uguale; contro un po' di piacere o contro il vantaggio di apparire un po' più amabili si rischia il pericolo di un rimorso cocente e d'un sentimento di vergogna, che deve rendere meno caro anche l'amante. Una serata passata allegramente, in modo avventato e senza pensare a niente, è pagata cara a quel prezzo. La vista di un amante col quale si teme d'aver avuto questo genere di torto, deve riuscire odiosa per parecchi giorni. Si può dunque meravigliarsi della forza di un'abitudine le cui più piccole infrazioni sono punite con la vergogna più atroce?
Quanto all'utilità del pudore, esso è ciò che genera l'amore; non si potrebbe più contestargli nulla. Per il meccanismo del sentimento niente è più semplice. L'anima si occupa ad aver vergogna invece di occuparsi a desiderare; ci si proibiscono i desideri, e i desideri conducono alle azioni.
È evidente che ogni donna sensibile e orgogliosa, e queste due cose, essendo causa ed effetto, vanno difficilmente l'una senza l'altra, deve contrarre abitudini di freddezza che le persone ch'essa sconcerta chiamano puritanismo.
L'accusa è tanto più speciosa perché è molto difficile tenere il giusto mezzo; basta che una donna abbia poco spirito e molto orgoglio, essa giungerà presto a credere che in fatto di pudore, non se ne potrebbe mai usare troppo. È così che una Inglese si crede insultata se si nominano davanti a lei certi indumenti. Una Inglese si guarderebbe bene la sera, in campagna, di farsi vedere mentre lascia il salotto col marito; e, ciò che è più grave, ella crede di ferire il pudore se mostra una qualche vivacità davanti ad altri che a suo marito. È forse a causa di un'attenzione così delicata che gli Inglesi, gente di spirito, lasciano vedere tanta noia della loro felicità domestica. Colpa loro, perché tanto orgoglio?
In compenso, passando d'un tratto da Plymouth a Cadice e Siviglia, trovai che in Spagna il calore del clima e delle passioni faceva dimenticare un po' troppo un ritegno necessario. Notai che ci si permettevano in pubblico carezze molto tenere, che, lontano dal sembrarmi commoventi, m'ispiravano un sentimento del tutto opposto. Niente di più penoso.
Bisogna aspettarsi di trovare incalcolabile la forza delle abitudini ispirate alle donne con il pretesto del pudore. Una donna comune, esagerando il pudore, crede di rendersi uguale ad una donna distinta.
L'impero del pudore è tale che una donna tenera arriva a tradirsi nei riguardi del suo amante piuttosto con dei fatti che con delle parole.
La donna più graziosa, più ricca e più compiacente di Bologna, mi ha appena raccontato che ieri sera, un francese vanesio, che è qui e che dà una strana idea del suo paese, si è azzardato a nascondersi sotto il suo letto. Voleva verosimilmente non perdere l'occasione di un numero infinito di dichiarazioni ridicole con cui egli la perseguita da un mese. Ma questo grand'uomo ha mancato di presenza di spirito; ha giustamente atteso che la Signora M... avesse congedato la sua cameriera e si fosse coricata, ma non ha avuto la pazienza di dare alla servitù il tempo di addormentarsi. Essa si è gettata sul campanello, e lo ha fatto cacciare ignominiosamente tra gli schiamazzi e i colpi di cinque o sei lacchè. "E se avesse aspettato due ore?" le dicevo. "Sarei stata molto sfortunata: Chi potrà dubitare, mi avrebbe detto, che io non sia qui per vostro ordine?"
Uscendo dalla casa di quella graziosa signora, sono andato dalla donna più degna d'essere amata che io conosca. La sua estrema delicatezza è, se ciò è possibile, al di sopra della stia bellezza commovente. La trovo sola e le racconto la storia della Signora M. Discutiamo di ciò: "Ascolti," mi dice, "se l'uomo che si permette tale azione, era amabile già prima agli occhi di quella signora, gli sarà perdonato e in seguito sarà amato." Confesso che sono rimasto confuso di questa luce imprevista gettata sulle profondità del cuore umano. In capo a qualche minuto di silenzio le ho risposto: "Ma, quando si ama, si ha il coraggio di giungere all'estrema violenza?"
Questo capitolo sarebbe stato molto meno vago se l'avesse scritto una donna, tutto ciò che dipende dalla fierezza dell'orgoglio femminile, dall'abitudine al pudore e ai suoi eccessi, da certe delicatezze, dipendenti unicamente e per la maggior parte da associazioni di sensazioni, che non possono esistere negli uomini, e delicatezze che spesso non trovano fondamento nella natura; tutte queste cose, dico, non potrebbero trovarsi qui che nella misura in cui ci si sarebbe permessi di scrivere su dei sentito dire.
Una donna, in un momento di franchezza filosofica, mi diceva qualcosa che suona presso a poco così:
"Se mai sacrificassi la mia libertà, l'uomo che arriverei a preferire apprezzerebbe di più i miei sentimenti, vedendo come sono stata avara anche delle più leggere preferenze." È in favore di quest'amante che forse essa non incontrerà mai, che tale donna mostra della freddezza all'uomo che le parla in quel momento. Ecco la prima esagerazione del pudore; questa è rispettabile, la seconda viene dall'orgoglio delle donne; la terza sorgente d'esagerazione è l'orgoglio dei mariti.
Mi sembra che questa. pnssibilità d'amore si presenti spesso nella fantasia delle donne anche le più virtuose, ed esse hanno ragione. Non amare quando si è ricevuto dal cielo un'anima fatta per l'amore, è privare sé e altrui di una grande felicità. È come se un arancio non fiorisse per paura di commettere un peccato; e notate che un'anima fatta per l'amore non può gustare con trasporto nessun'altra gioia. Essa trova, a partire dalla seconda volta, nei pretesi piaceri del mondo un vuoto insopportabile; ella crede spesso di amare le arti e gli aspetti sublimi della natura, ma questi non fanno che prometterle ed esagerarle l'amore, se ciò è possibile, ed essa si accorge presto che le parlano di una felicità di cui ella ha deciso di privarsi.
La sola cosa che vedo biasimevole nel pudore, è il fatto di condurre all'abitudine di mentire; è il solo vantaggio che le donne facili hanno sulle donne sensibili. Una donna facile vi dice: "Mio caro amico, non appena mi piacerà glielo dirò, e sarò più contenta di lei, perché ho molta stima di lei."
Viva soddisfazione di Costanza, che esclamò dopo la vittoria del suo amante: Come sono felice di non essermi data a nessuno da quando mi sono litigata con mio marito otto anni fa !
Per quanto ridicolo io trovi questo ragionamento, questa gioia mi sembra piena di freschezza.
Bisogna assolutamente che io racconti qui di quale natura erano i rimpianti di una signora di Siviglia abbandonata dal suo amante. Ho bisogno che ci si ricordi che in amore tutto è segno, e soprattutto che si voglia accordare un po' d'indulgenza al mio stile.
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I miei occhi d'uomo credono di distinguere nove particolarità nel pudore.
1. Si gioca il molto contro il poco, perciò occorre essere estremamente riservata; si deve spesso ricorrere all'affettazione; non si ride, per esempio, delle cose che divertono di più; perciò è necessaria molta intelligenza, per avere proprio quel tanto che di pudore ci vuole. È per questo che molte donne non ne hanno abbastanza in una ristretta cerchia d'amici, o, per parlare più esattamente, non esigono che i racconti che si fanno loro siano abbastanza velati, e non perdono i loro veli che secondo il grado di ebbrezza e di follia.
Sarebbe per un effetto del pudore e della noia mortale che esso deve imporre a parecchie donne, che la maggior parte di loro stima in un uomo soprattutto la sfrontatezza? o esse prendono la sfrontatezza per del carattere?
2. Seconda legge: Il mio amante mi stimerà di più per questo.
3. La forza dell'abitudine ha il sopravvento anche negli istanti più appassionati.
4. Il pudore dà piaceri che lusingano molto l'amante ; gli fa sentire quali leggi si trasgrediscono per lui.
5. E alle donne dà piaceri più inebrianti; siccome questi fanno vincere un'abitudine possente, gettano più turbamento nell'animo. Il conte di Valmont si trova a mezzanotte nella camera di una bella signora, ciò che a lui succede tutte le settimane e a lei forse una volta ogni due anni; la rarità e il pudore devono dunque preparare alle donne piaceri infinitamente più vivi.
6. L'inconveniente del pudore, è che esso getta continuamente nella menzogna.
7. L'eccesso di pudore e la sua severità scoraggiano all'amore le anime sensibili e timide, proprio quelle che sono fatte per dare e provare le delizie dell'amore.
8. Nelle donne tenere che non hanno avuto molti amanti, il pudore è un ostacolo alla disinvoltura dei modi, e ciò le espone a lasciarsi un po' guidare dalle loro amiche che non hanno da rimproverarsi la stessa mancanza. Esse prestano attenzione ad ogni caso particolare, invece di rimettersi ciecamente all'abitudine. Il loro pudore delicato comunica alle loro azioni un che di impacciato; a forza di esser naturali esse danno l'impressione di mancare di naturalezza; ma questa goffaggine ha della grazia celeste.
Se qualche volta la loro familiarità assomiglia alla tenerezza, è che queste anime angeliche sono civette senza saperlo. Per pigrizia d'interrompere il loro fantasticare, per evitarsi la pena di parlare, e di trovare qualcosa di piacevole e di cortese, e che sia solo cortese, da dire a un amico, esse si mettono ad appoggiarsi teneramente al suo braccio.
9. Ciò che fa sì che le donne, quando diventano autrici, giungano raramente al sublime, e ciò che dà grazia ai loro più piccoli biglietti, è che esse non osano mai esser franche se non a metà: essere franche sarebbe per loro come uscire senza scialletto. Niente di più frequente per un uomo che scrivere assolutamente secondo il dettato della sua immaginazione, e senza sapere dove va.

Riepilogo

L'errore comune è di agire con le donne come con delle specie di uomini più generosi, più mutevoli, e soprattutto con cui non c'è rivalità possibile. Si dimentica troppo facilmente che ci sono due leggi nuove e singolari che tiranneggiano questi esseri così mutevoli, in concorrenza con tutte le inclinazioni ordinarie della natura umana, voglio dire:
L'orgoglio femminile, il pudore, e le abitudini spesso indecifrabili figlie del pudore. Una parola che irrita una principessa non colpisce per nulla una pastora delle Alpi. Ma una volta in collera, la principessa e la pastora hanno gli stessi impeti di passione. (Nota unica dell'editore)

XXVII o SUGLI SGUARDI

 

È la grande arma della civetteria virtuosa, si può dire tutto con uno sguardo, e tuttavia uno sguardo può sempre esser negato, perché non può esser ripetuto testualmente.
Ciò mi ricorda il conte G[iraud], il Mirabeau romano: il simpatico piccolo governo di quei paese gli ha dato un modo originale di fare racconti, per mezzo di parole interrotte che dicono tutto e niente. Egli fa tutto intendere, ma pur libero di ripetere testualmente tutte le sue parole, sarebbe impossibile a chiunque di comprometterlo. Il cardinale Lante gli diceva che aveva rubato questo talento alle donne, io dico anche le più oneste. Questa furfanteria è una rappresaglia crudele, ma giusta, contro la tirannia degli uomini.

XXVIII o SULL'ORGOGLIO FEMMINILE

 

Le donne sentono parlare tutta la loro vita, dagli uomini, di cose che essi dicono importanti, di grossi guadagni di denaro, di successo alla guerra, di gente uccisa in duello, di vendette atroci o ammirevoli ecc. Quelle tra loro che hanno l'animo fiero sentono che, non potendo raggiungere questi obiettivi, non sono in condizione di dispiegare un orgoglio che sia notevole, per l'importanza delle cose su cui si fonda. Esse sentono palpitare in petto un cuore che, per la forza e la fierezza dei suoi movimenti, è superiore a tutto ciò che le circonda, e tuttavia vedono gli ultimi degli uomini stimarsi superiori a loro. Si accorgono che non potrebbero mostrare orgoglio se non per delle piccole cose, o almeno per delle cose che hanno importanza solo per il sentimento, e delle quali un terzo non può giudicare. Tormentate da questo contrasto desolante, tra la bassezza della loro sorte e la fierezza della loro anima, esse fanno in modo di rendere il loro orgoglio rispettabile per la vivacità dei suoi slanci, o per l'implacabile tenacia con la quale mantengono le sue decisioni. Prima dell'intimità, tali donne si figurano, vedendo il loro amante, che egli abbia intrapreso un assedio contro di loro. La loro immaginazione è occupata ad irritarsi dei suoi atti che, dopo tutto, non possono fare altro che mostrare dell'amore, visto che ama. Invece di godere dei sentimenti dell'uomo che preferiscono; si piccano di vanità a suo riguardo; e infine, pur provviste dei sentimenti più teneri, quando la loro sensibilità non è fissata su un solo oggetto, dal momento che amano, come una volgare civetta, esse non hanno più che della vanità.
Una donna con un carattere generoso sacrificherà mille volte la vita per il suo amante; ma litigherà per sempre con lui per una questione d'orgoglio, a proposito di una porta aperta o chiusa. Questo è il loro punto d'onore. Napoleone s'è ben perduto per non cedere un villaggio.
Ho visto una lite di questo tipo durare più d'un anno. Una donna molto distinta sacrificava tutta la sua felicità piuttosto di mettere il suo amante nella condizione di poter formulare il più piccolo dubbio sulla magnanimità del suo orgoglio. La rappacificazione fu effetto del caso, e nella mia amica fu l'effetto di un momento di debolezza,che essa non poté vincere, incontrando il suo amante, che essa credeva lontano quaranta leghe, e trovandolo in un luogo dove certamente egli non s'aspettava di vederla. Ella non riuscì a nascondere il suo primo slancio di gioia; l'amante s'intenerì più di lei, caddero quasi ai piedi l'uno dell'altra, e mai ho visto colare tante lacrime; era la visione improvvisa della felicità. Le lacrime sono il supremo sorriso.
Il Duca d'Argyle dette un bell'esempio di presenza di spirito non impegnandosi in una lotta d'orgoglio femminile nell'incontro che egli ebbe a Richemont, con la regina Carolina. Più nobiltà c'è nel carattere di una donna, più terribili sono queste tempeste:

Come il cielo più nero preannuncia
la più terribile tempesta.
Don Giovanni

Sarà forse che più una donna gode con trasporto, nel fluire della vita, delle qualità che distinguono il suo amante, più in quegli istanti crudeli in cui la simpatia sembra capovolta, essa cerca di vendicarsi di ciò ch'ella gli attribuisce di superiore agli altri uomini? Essa teme di esser confusa con loro.
È molto tempo che non ho letto la noiosa Clarissa; mi sembra tuttavia che sia per orgoglio femminile che si lascia morire e non accetta la mano di Lovelace.
La colpa di Lovelace era grande; ma poiché ella lo amava un poco, avrebbe potuto trovare nel suo cuore il perdono per un crimine la cui causa era l'amore.
Monime, invece, mi sembra un commovente esempio di delicatezza femminile. Qual fronte non arrossisce di piacere sentendo dire da un'attrice degna di questo ruolo:

E quel fatale amore; di cui avevo trionfato,
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
I vostri artifici l'hanno sorpreso e me ne hanno convinta.
Ve l'ho confessato, devo sostenerlo;
Invano voi potreste perderne il ricordo;
E questa confessione vergognosa, a cui mi avete forzata,
Rimarrà sempre presente al mio pensiero.
Sempre vi penserei incerto della mia fede;
E la tomba, Signore, è meno triste per me
Che il letto di uno sposo che mi ha fatto questo oltraggio.
Che si è preso su di me questo crudele vantaggio,
E, che, preparandomi un eterno dolore.
Mi ha fatto arrossire di un fuoco che non era per lui.
Racine

Mi immagino che i secoli futuri diranno: Ecco a cosa era buona la monarchia, a produrre tali specie di caratteri, e la loro descrizione da parte dei grandi artisti.
Tuttavia anche nelle repubbliche del medio evo, trovo un ammirevole esempio di tale delicatezza, che sembra distruggere la mia teoria sull'influenza dei governi sulle passioni, e che io riferirò con candore.
Si tratta di quei versi di Dante, così commoventi:

Deh! quando tu sarai tornato al mondo,
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ricordati di me che son la Pia:
Siena mi fè; disfecemi Maremma;
Salsi colui, che innanellata pria
Disposando m'avea con la sua gemma.
Purgatorio, c. v.

La donna che parla con tanto ritegno, aveva subito segretamente la sorte di Desdemona, e poteva con una parola far conoscere il crimine di suo marito agli amici che aveva lasciato sulla terra.
Nello della Pietra ottenne la mano di madonna Pia, unica erede dei Tolomei, la famiglia più ricca e più nobile di Siena. La sua bellezza, che costituiva l'ammirazione della Toscana, fece nascere nel cuore del suo sposo una gelosia che, avvelenata da false voci e da sospetti continuamente rinascenti, lo condusse a un terribile progetto. È difficile decidere oggi se sua moglie fu del tutto innocente, ma Dante ce la presenta come tale.
Il marito la condusse nella maremma di Siena, celebre allora come oggi per gli effetti dell'aria cattiva. Mai egli volle dire alla sua infelice moglie la ragione del suo esilio in un luogo così pericoloso. Il suo orgoglio non degnò pronunciare né lamento né accusa. Egli viveva solo con lei, in una torre abbandonata, di cui sono andato a visitare le rovine in riva al mare; là non infranse mai il suo sdegnoso silenzio, mai rispose alle domande della sua giovane sposa, mai ne ascoltò le preghiere. Attese freddamente vicino a lei che l'aria pestilenziale avesse prodotto il suo effetto. I vapori di quelle paludi non tardarono a far appassire i suoi lineamenti, i più belli, si dice, che fossero apparsi su questa terra in quel secolo. In pochi mesi ella morì. Qualche cronista di quei tempi lontani riferisce che Nello si servì del pugnale per affrettarne la fine: ella morì nelle maremme, in un qualche modo orribile; ma il genere della sua morte fu un mistero anche per i contemporanei. Nello della Pietra sopravvisse per passare il resto dei suoi giorni in un silenzio che non ruppe mai.
Niente di più nobile e di più delicato del modo in cui la giovane Pia rivolge la parola a Dante. Essa desidera essere ricordata alla memoria degli amici che così giovane ella ha lasciato sulla terra; tuttavia nominandosi e designando suo marito, non vuole abbandonarsi al più piccolo lamento per una crudeltà inaudita, ma ormai irreparabile, e soltanto.indica che egli sa la storia della sua morte.
Questa costanza nella vendetta dell'orgoglio non si trova, credo, se non nei paesi del Sud.
In Piemonte mi sono trovato involontario testimone di un fatto quasi simile; ma allora non conoscevo i particolari. Fui mandato con venticinque dragoni nei boschi lungo la Sesia, per impedire il contrabbando. Arrivando di sera in quel luogo selvaggio e deserto, scorsi tra gli alberi le rovine di un vecchio castello; vi andai: con mia grande sorpresa, era abitato. Vi trovai un nobile del paese dall'espressione sinistra; un uomo alto sei piedi, di quaranta anni: mi dette due camere torcendo il muso. Vi facevo musica col mio maresciallo d'alloggio: dopo parecchi giorni scoprimmo che il nostro uomo teneva chiusa una donna che noi ridendo chiamavamo Camilla; eravamo lontani dal sospettare la terribile verità. Ella morì in capo a sei settimane. Ebbi la triste curiosità di vederla nella sua bara; pagai un monaco che la custodiva, e verso mezzanotte, col pretesto di aspergere l'acqua benedetta, m'introdusse nella cappella. Vi trovai uno di quei visi superbi che sono belli anche in seno alla morte. Ella aveva un grande naso aquilino di cui non dimenticherò mai la linea nobile e dolce. Lasciai quel luogo funesto. Cinque anni dopo, poiché un distaccamento del mio reggimento accompagnava l'imperatore alla sua incoronazione a re d'Italia, mi feci raccontare tutta la storia. Seppi che il marito geloso, il conte ..., aveva trovato una mattina, appeso al letto di sua moglie, un orologio inglese che apparteneva ad un giovanotto della cittadina dove abitavano. Quel giorno stesso la condusse nel castello in rovina, in mezzo ai boschi della Sesia. Come Nello della Pietra, non pronunciò mai una sola parola. Se essa gli rivolgeva qualche preghiera, le presentava freddamente e in silenzio l'orologio inglese che portava sempre con sé. Passò così quasi tre anni solo con lei. Essa morì infine di disperazione nel fiore dell'età. Suo marito cercò di dare una coltellata al padrone dell'orologio, lo mancò, andò a Genova, s'imbarcò, e non si seppe più nulla di lui. I suoi beni furono divisi.
Se, vicino alle donne provviste di orgoglio femminile, prendiamo le ingiurie con grazia, cosa che avviene facilmente, avendo l'abitudine alla vita militare, offendiamo quelle anime fiere; esse vi prendono per un vigliacco e arrivano ben presto all'oltraggio. Quei caratteri alteri cedono con piacere agli uomini ch'esse vedono intolleranti con gli altri uomini. È questo, credo, il solo partito da prendere, e bisogna spesso avere una disputa col proprio vicino per evitarla con la propria amante.
Miss Cornel, celebre attrice di Londra, vede un giorno entrare da lei all'improvviso il ricco colonnello. Ella si trovava con un piccolo spasimante che le era solo gradevole. "Il Signor tale," diss'ella tutta emozionata al colonnello, "è venuto per vedere il poney che voglio vendere." "Sono qui per tutt'altro," riprese fieramente il piccolo amante che cominciava ad annoiarla, ma che dopo questa risposta ella si mise ad amare di nuovo con furore, Quelle donne simpatizzano con l'orgoglio del loro amante invece di esercitare a sue spese la loro disposizione alla fierezza.
Il carattere del duca di Lauzun (quello del 1660), se esse possono perdonargli il primo giorno la mancanza di grazia, è seducente per quel tipo di donne, e forse per tutte le donne distinte; la grandezza d'animo più elevata a loro sfugge, esse prendono per freddezza la calma dell'occhio che vede tutto e che non si commuove per un dettaglio. Non ho forse sentito donne della corte di SaintCloud sostenere che Napoleone aveva un carattere arido e prosaico? Il grand'uomo è come l'aquila; più si eleva, meno è visibile, e della sua grandezza è punito con la solitudine dello spirito.
Dall'orgoglio femminile nasce ciò che le donne chiamano le mancanze di delicatezza. Credo che ciò assomigli abbastanza a ciò che i re chiamano lesa-maestà, crimine tanto più pericoloso in quanto vi si cade senza accorgersene. L'amante più tenero può essere accusato di mancare di delicatezza, se non ha molto spirito, e, quel che è più triste, se osa abbandonarsi a quello che è il più grande fascino dell'amore, alla gioia di essere perfettamente naturale con l'oggetto amato, e di non stare ad ascoltare ciò che gli si dice.
Ecco cose che un cuore bennato non saprebbe sospettare, e che bisogna aver provato per credervi, poiché l'abitudine di agire con giustizia e franchezza con i propri amici uomini, ci trascina.
Bisogna ricordarsi continuamente che si ha a che fare con delle creature che, sebbene a torto, possono credersi inferiori come forza di carattere, o, per meglio dire, possono pensare che le crediamo inferiori.
Il vero orgoglio di una donna non dovrebbe esser posto nella forza del sentimento che essa ispira? Si prendeva in giro una damigella d'onore della regina sposa di Francesco I, per la leggerezza del suo amante che, si diceva, non l'amava affatto. Poco tempo dopo, questo amante ebbe una malattia e riapparve a corte muto. Un giorno, erano passati due anni, siccome ci si meravigliava ch'essa lo amasse sempre, ella gli disse: "Parlate." Ed egli parlò.